WARSZAWA – Il momento della finale è arrivato. Dopo quella di Inter-PSG di Champions League con la sconfitta degradante dell’Inter per 5-a-0, arriva una finale ancora più importante: scegliere il Presidente della Rzeczpospolita Polska, uno dei Paesi del Continente Europeo che si sta distinguendo per la propria voglia di “esserci”.
TRZASKOWSKI Rafał Kazimierz vs NAWROCKI Karol Tadeusz
Il risultato del primo turno, 18 maggio scorso, ha portato alla finale Rafał contro Karol. In particolare Trzaskowski (KO, sinistra) ha avuto il 31.36% dei voti (6.147.697 votanti) mentre Nawrocki (IND, destra) ha portato a casa 29.54% con 5.790.804. Una differenza di circa 350.000 polacchi tra l’uno e l’altro. Un ottimo sito per seguire dati e numeri, è quello della Commissione Elettorale Nazionale a questo link
Seggi fino alle ore 21
I seggi elettorali, per questo secondo turno, saranno aperti fino alle ore 21. Ora dalla quale in poi lo svolgimento dello spoglio elettorale indicherà il nuovo Presidente.
Giornali più in favore della sinistra
Lo schieramento dei partiti è piuttosto chiaro con Tzaskowksi, oggi sindaco di Varsavia, che è sostenuto dalla coalizione mista dell’attuale Primo Ministro, Donald Tusk. I giornali definiscono questa coalizione “di centro” KO. Il candidato Nawrocki è invece sostenuto soprattutto dal PiS, il partito che ha governato la Polonia dal 2015 al 2023. Per questo, i giornali progressisti, definiscono Nawrocki “di destra populista” nella usuale accezione negativa che oggi viene data a tale ambito.
Il New York Times ha dato la sua descrizione dei candidati: “The two candidates represent starkly different political outlooks: Rafal Trzaskowski, 53, is the liberal, multilingual mayor of Warsaw and the son of a prominent jazz musician. Karol Nawrocki, 42, is a nationalist historian and former boxer“.
Cioè, uno è bravo, parla tante lingue, gli piace il jazz che è la musica degli intellettuali di sinistra. L’altro è uno storico (in questo caso indicato come uno legato al passato) e che è stato un boxeur, un pugile, probabilmente per indicare la ruvidità e magari l’intima “violenza”.
D’altra parte, lo scorso mese di Marzo, dai partiti di opposizione al Parlamento Europeo, si è sollevata una questione per presente interferenze da parte proprio della burocrazia EU verso le elezioni polacche. Questo perchè il Commissario dalla Sicurezza e Democrazia, la finlandese Henna Maria Virkkunen ha dimostrato timori per la risalita dei partiti di Destra, come successo in Romania e Germania. Per questo, pur se il voto è in completa democrazia, la commissione EU sta elaborando un monitoraggio, fatte con non meglio specificate ONG, delle piattaforme online perchè non favoriscano questa parte politica.

Verso Bruxelles o verso Varsavia?
In realtà lo scontro è forte e ben più legato al ruolo che ha il Presidente nella organizzazione politica in Polonia. In effetti, il Presidente della Repubblica ha un ruolo più di rappresentanza che di effettiva amministrazione. Anche se può duellare con il Parlamento grazie al “diritto di veto”.
La “battaglia” è per capire se la Polonia sta deragliando verso la burocrazia di Bruxelles o se potrà mantenere una sua concreata autonomia e sovranità nazionale.
Ed il concetto di “deragliamento” è stato espresso chiaramente da Kristi Noem, Ministro della Difesa USA nell’amministrazione Trump che, come riporta il Financial Tmes ha definito Tzaskowski “an absolute train wreck“, un treno pronto a deragliare, a creare disastri.
Tzaskowski è sostenuto dal Primo Ministro Tusk, assolutamente nella mani (politiche) di Bruxelles, cosa che sta facendo deviare la Polonia verso politiche decise quasi esclusivamente dalla von der Leyen e dal suo enturage. E per Tusk e von der Leyen è fondamentale che il prossimo presidente sia dalla loro parte, per far vedere che sono forti e bravi.
D’altra parte, milioni di fondi che la EU usa per “comperare” la fedeltà dei Paesi che ne fanno parte, sono stati rilasciati quando Tusk è andato al Governo. Prima, quando c’era il PiS, partito pro-Polonia, erano stati “congelati” usando come scusante la modifica del sistema giudiziario stile “anni del comunismo” che vigeva nel Paese.Sceglieranno i polacchi, acneh
Duda, per noi, era più facile
Stasera si vedrà il risultato delle scelte del Popolo polacco. Di certo, per chi deve poi pronunciare il nome del nuovo presidente della Repubblica e non mastica bene la lingua polacca, sia Rafał Kazimierz Trzaskowski o Karol Tadeusz Nawrocki saranno difficili: era più facile Sebastian Duda.

