WARSZAWA – Una nuova scossa politica arriva dalla Polonia. Il presidente polacco e conservatore Karol Nawrocki ha ufficialmente chiesto l’indizione di un referendum nazionale sulla politica climatica dell’Unione Europea. La consultazione, se approvata, si terrebbe il 27 settembre 2026.
L’annuncio rilancia il braccio di ferro tra Varsavia e Bruxelles sulla transizione verde. Nawrocki, sostenuto dal nazionalista Diritto e Giustizia (PiS) con questa iniziativa non vuole chiedere l’uscita della Polonia dall’Ue, ma vuole che siano i cittadini a giudicare i costi del Green Deal.
Cosa chiede il referendum?
Il quesito è netto: l’elettore dovrà dire se è favorevole a una politica climatica che, secondo il presidente, ha portato a un “aumento del costo della vita, dei prezzi dell’energia e dei costi per imprese e agricoltori”. Nawrocki parla di “ritmi eccessivi” e di una transizione che penalizza le famiglie, aggiungendo che “il Green Deal e l’ETS (Emissions Trading System) significano prezzi energetici più alti, un calo della competitività dell’economia e il collasso della produzione agricola”.
Questo il testo richiesto dal signor Presidente, in polacco:
Czy jest pan/pani za realizacją polityki klimatycznej, która doprowadziła do wzrostu kosztów życia obywateli, cen energii i prowadzenia działalności gospodarczej i rolniczej?” (Lei è favorevole all’attuazione di una politica climatica che ha portato a un aumento del costo della vita dei cittadini, dei prezzi dell’energia e dei costi per l’attività economica e agricola?”)
(Fonte: PAP, 07.05.2026)
La sua proposta, spiega, “non è contro l’ambiente o l’appartenenza della Polonia a un’Europa unita”, ma riguarda “il ritmo, la portata e il costo” della transizione energetica.
La reazione del governo: «È solo propaganda»
La coalizione filo-europea al governo, guidata da Donald Tusk, ha subito bocciato l’iniziativa. La vicepresidente del Senato Magdalena Biejat ha definito la proposta destinata “al cestino”, aggiungendo che “sono la siccità e la dipendenza da carbone e petrolio a far aumentare i prezzi di cibo ed elettricità, non l’Ue”.
I ministri accusano Nawrocki di strumentalizzare il referendum a fini elettorali, ricordando che anche i governi PiS del passato hanno contribuito a scrivere le regole Ue che oggi critica. La senatrice Anna Maria Zukowska del partito New Left ha definito la mossa del presidente “assurda” e “un tentativo di politicizzare il concetto stesso di referendum”.
La reazione di Bruxelles (finora: silenzio)
Al momento, Bruxelles ha scelto la linea del silenzio. Né la Commissione Europea né il Parlamento hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali sulla proposta di Nawrocki. Il clima è di attesa, anche perché la strada del referendum è ancora in salita.
Tuttavia, secondo diverse testate europee, la proposta del presidente polacco “mette Nawrocki in aperto conflitto con la politica climatica sostenuta dall’Ue” e rappresenta un nuovo fronte di tensione tra Varsavia e Bruxelles in un momento delicato per la transizione verde del continente.
Nawrocki aveva già promesso durante la campagna presidenziale dell’anno scorso che avrebbe sostenuto l’industria del carbone, abbassato i prezzi dell’energia e ritirato la Polonia dall’ETS. Una linea che richiama quella del premier ungherese Viktor Orbán, che ha spesso descritto le misure climatiche Ue come punitive dal punto di vista economico.
L’opinione dei polacchi: un Paese spaccato tra preoccupazione e pragmatismo
I sondaggi raccontano una società complessa, divisa tra la consapevolezza del problema climatico e la paura dei costi immediati.
I dati del centro di ricerca CBOS (novembre 2025) mostrano che il 68% dei polacchi considera il cambiamento climatico una minaccia. Il 51% lo vede come “uno dei tanti pericoli”, mentre il 17% lo ritiene “la più grande minaccia per la civiltà contemporanea”.
Più nel dettaglio, il 55% dei polacchi sostiene ancora l’abbandono del carbone, ma è la percentuale più bassa dal 2015 (in calo di 19 punti rispetto al 2021). Al contrario, il 39% ritiene che l’energia debba basarsi principalmente sulle riserve nazionali di carbone (in aumento di 20 punti rispetto al 2021).
Un sondaggio More in Common (aprile 2026) aggiunge un tassello significativo: il 72% dei polacchi ritiene che il Green Deal, nella sua forma attuale, porterà più svantaggi che benefici. Il 67% teme un aumento dei prezzi dell’energia. Lo stesso studio, però, evidenzia che il 61% dei cittadini vede la lotta al cambiamento climatico come un’ “opportunità per l’economia polacca”, e il 68% riconosce l’impatto positivo delle rinnovabili sulla sicurezza energetica del Paese.
Da questi dati riportati, i polacchi non rifiutano l’obiettivo climatico, come e’ ovvio, ma chiedono tempi più lunghi e costi sociali più sostenibili e non solo le prese di posizione burocratiche di Bruxelles. Come riassume l’istituto CBOS, “il 67% degli intervistati ritiene che la Polonia dovrebbe raggiungere la neutralità climatica al proprio ritmo”, e solo il 26% sostiene l’obiettivo Ue 2050 così com’è.
Il problema energetico della Polonia
Il Paese resta il più dipendente dal carbone in Europa: nel 2025 ha prodotto oltre il 51% dell’elettricità da questa fonte fossile. Circa un terzo delle famiglie lo usa ancora per il riscaldamento.
Per i critici, il caro bollette non dipende solo dalle politiche Ue, ma anche da tasse e accise interne che arrivano a coprire fino al 40% del prezzo finale. Altri sottolineano che l’industria polacca del carbone è tra le più costose e fortemente sovvenzionate al mondo, e che la dipendenza dai fossili ha reso il Paese più vulnerabile agli shock energetici globali, inclusa la guerra in Ucraina.
Ma per il referendum? Un iter in salita
Il referendum può essere indetto solo con l’approvazione del Senato, dove la maggioranza è del governo. Al momento le possibilità di un via libera sono basse. Inoltre, anche in caso di ok, la consultazione sarebbe vincolante solo se votasse più del 50% degli aventi diritto, un quorum che i referendum polacchi non raggiungono da anni (nel 2015 partecipò solo il 7,8%, mentre nel 2023, tenuto insieme alle parlamentari, arrivò al 40,9%). Ma magari su una cosa che tocca le tasche ed il denaro, parteciperebbero. E questo la maggioranza vorrebbe evitarlo.
Cosa succede ora?
Il Senato deciderà nei prossimi giorni se prendere in considerazione la richiesta. Nawrocki spera di trasformare la consultazione in un’arma politica contro le direttive europee, ma la strada appare in salita.
Intanto, i polacchi sembrano portare avanti un messaggio chiaro: la transizione sì, ma non a tutti i costi. Il tempo delle scelte, però, potrebbe essere più vicino di quanto sembri.

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*Fonti: PAP, CBOS Foundation, More in Common.*

