Non è più un tabù, ma una legge dello Stato. La Polonia rompe gli indugi e “scuda” legalmente i propri cittadini che hanno scelto di combattere al fronte contro l’invasione russa. Ecco cosa sta succedendo davvero nei palazzi del potere di Varsavia.
Il voto della svolta
Il Sejm (la camera bassa del Parlamento polacco) ha approvato lo scorso 13 febbraio, con una maggioranza schiacciante di 406 voti favorevoli e solo 4 contrari, un provvedimento atteso da anni.
Secondo i dati ufficiali riportati dal portale legislativo del Parlamento (sejm.gov.pl), la nuova norma introduce una depenalizzazione totale per chi si è arruolato nelle Forze Armate dell’Ucraina senza la previa autorizzazione del Ministero della Difesa Nazionale.
Cosa dice la legge
L’agenzia di stampa nazionale polacca (PAP – Polska Agencja Prasowa) chiarisce i punti chiave del testo:
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Amnistia retroattiva: La protezione legale copre tutte le azioni compiute a partire dal 24 febbraio 2022.
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Copertura futura: La validità del provvedimento è estesa fino al 31 dicembre 2026.
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Solo esercito regolare: L’esenzione dalla pena (che normalmente prevede fino a 5 anni di carcere) si applica esclusivamente a chi serve nelle forze armate regolari ucraine, non in formazioni paramilitari private.
Realismo nazionale
Il governo polacco ha motivato la scelta come un atto di realismo e solidarietà nazionale. Chi combatte per la libertà dell’Ucraina — si legge nelle note illustrative del progetto di legge — agisce di fatto per la sicurezza nazionale della Polonia.
Come funziona il rientro
Per beneficiare dell’amnistia, i cittadini polacchi al loro ritorno in patria dovranno presentare una dichiarazione formale al Ministero della Difesa. Una procedura che trasforma quelli che prima erano considerati “fuorilegge” in volontari riconosciuti dallo Stato.
Ma quanti sono in Ukraine? Non si sa.
Il dato “ufficiale”, che sostanzialmente non serve indica tra 200 e 300 persone. Infatti prima della nuova legge, la procedura richiedeva un permesso formale al Ministero della Difesa. Secondo i dati riportati da testate come Rzeczpospolita e Onet.pl, le domande presentate ufficialmente dal 2022 sono state poche centinaia (spesso citate tra le 200 e le 300), e le autorizzazioni concesse ancora meno. Questo dato è universalmente riconosciuto come non rappresentativo della realtà, poiché la stragrande maggioranza è partita senza chiedere il permesso.
Le stime realistiche degli esperti e dei media
Le stime più accreditate non parlano di “decine di migliaia” ma di numeri più contenuti, seppur significativi.
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Stima prevalente (Range): Diverse inchieste di media indipendenti polacchi (come OKO.press) e analisti militari stimano che il numero di volontari polacchi presenti contemporaneamente al fronte vari, a seconda delle fasi della guerra, tra alcune centinaia e circa 1.000-1.500 unità attive.
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Rotazione totale: Se si considera il numero totale di cittadini polacchi che sono passati dall’Ucraina per combattere e poi sono rientrati nel corso degli ultimi 4 anni (dal 2022 ad oggi, febbraio 2026), la cifra complessiva è verosimilmente più alta, stimabile nell’ordine di alcune migliaia (forse 3.000 – 4.000 in totale nel corso degli anni).
La Legione Internazionale
La maggior parte di questi volontari non opera come un’unità polacca autonoma, ma è integrata nella Legione Internazionale per la Difesa Territoriale dell’Ucraina o in altre brigate specifiche delle Forze Armate regolari ucraine. È noto che i polacchi costituiscono uno dei contingenti stranieri più numerosi, spesso secondi solo (o alla pari) con americani e britannici.

