Negli ultimi anni in Polonia si è acceso un dibattito intenso su come vengono gestite le grandi società controllate dallo Stato. Per decenni, l’opinione di molti era chiara: i posti chiave venivano assegnati soprattutto in base alla politica, non alle competenze. Un sistema peraltro attivo in praticamente tutto il Mondo. Questo ha portato a nomine di dirigenti legati ai partiti al potere, spesso percepite come premi per fedeltà politica o favori, con conseguenze anche sui conti e sull’efficienza.
Come si arrivava fin qui?
Prima della riforma in discussione oggi la nomina era legata a percorsi di carriera piu’ politici che gestionali
- I membri dei consigli di sorveglianza e gli amministratori delegati spesso erano scelti perché vicini a un partito o a un ministro, più che per esperienza manageriale.
- Audit recenti hanno evidenziato gravi perdite finanziarie e spese ingiustificate in molte società statali, attribuite in parte a decisioni prese più per interesse politico che per strategia aziendale.
- Proposte di legge per ridurre questa influenza – ad esempio vietando politicamente connesse nomine nei consigli di sorveglianza – sono state respinte o rallentate in Parlamento, perché viste da alcuni come limitanti per chi governa.
In pratica: le aziende meglio posizionate nell’economia polacca spesso avevano nei loro vertici persone con legami politici, e i concorrenti più indipendenti faticavano a emergere.
Cosa sta cambiando ora
Negli ultimi mesi, il governo ha proposto un nuovo “codice di buone pratiche” per la gestione delle società statali. L’obiettivo ipotetico sarebbe che chi dirige queste aziende sia davvero neutrale, concentrato sul valore dell’impresa e non sulla sua appartenenza politica.
In concreto, questo significa:
- Procedure di nomina più trasparenti e basate sulle competenze;
- Ruoli meno politicizzati, almeno a parole;
- Consigli di sorveglianza e dirigenze più professionali, con obiettivi chiari e selezioni pubbliche anziché scelte “nascoste”.
È un tentativo di riportare stabilità, competenza e fiducia nelle decisioni economiche delle società dove lo Stato è socio o azionista.
Perché è importante?
Queste società sono giganti dell’economia: energia, trasporti, servizi. Se i loro manager cambiano ogni due anni in base agli equilibri politici invece che per merito, il risultato può essere:
- meno crescita economica
- sprechi o investimenti sbagliati
- perdita di fiducia da parte di investitori e partner stranieri
La nuova linea vuole proprio evitare tutto questo, facendo capire ai mercati e ai cittadini che le aziende statali non sono “cassette postali” della politica, ma imprese da gestire con criteri solidi e professionali.
Ideale. Ma i governi hanno programmi elettorali da raggiungere
La riforma non è legge definitiva e dovrà essere adottata e applicata nelle prossime settimane e mesi. Alcuni esperti osservano che servirebbe addirittura una legge vincolante, non solo un codice di buone pratiche, per tagliare davvero i legami politici dalle nomine aziendali.
Ovviamente siamo in una fase di “buone intenzioni”. Nessun governo pensera’ mai seriamente di mettere alla guida di una struttura statale, una figura che non sia capace di seguire le linee guida indicate. Le aziende statali, fin quando ci sono, hanno il compito chiaro di far sviluppare i progetti – altrimenti detti “programma elettorale” delle democrazie. E per fare tale percorso e’ del tutto necessario che ci siano manager in linea con tale programma.
Il problema, casomai, e’ oltre ad essere in linea col programma governativo, devono anche essere competenti. Non il “figlio di…“, cosa normale in Italia.

Alcuni esempi di nomine contestate (fonte: stampa polacca)
Totalizator Sportowy – gestione della lotteria nazionale
Nel 2024 il presidente di Totalizator Sportowy è stato licenziato dopo accuse di clientelismo politico legate alle nomine di dirigenti regionali senza procedure pubbliche di selezione. Secondo il governo, molte di queste nomine erano legate a persone con affiliazioni politiche ai partiti di maggioranza, e questo ha spinto al cambio di vertice per riportare standard più trasparenti.
PKN Orlen – il gigante dell’energia
Daniel Obajtek, fino a poco tempo fa CEO di PKN Orlen, è stato rimosso dall’incarico all’inizio del 2024. La sua nomina e permanenza alla guida erano spesso collegate alla politica del precedente governo, e per questo la sua uscita è stata vista come parte di un riassetto più ampio delle società statali.
Anche il suo ruolo era oggetto di controversie pubbliche perché, secondo alcuni osservatori, la gestione aziendale sotto la sua guida sarebbe stata più influenzata da dinamiche politiche che da criteri manageriali puri.
Altri casi meno noti ma rilevanti
In diverse società (anche di dimensioni più piccole) sono state rilevate nomine di dirigenti collegati a partiti o personalità politiche, senza gare trasparenti:
- Alcuni direttori regionali in imprese statali sono stati scelti al di fuori di procedure aperte al pubblico, con forti legami politici alle principali forze di governo.
- In settori come i trasporti o l’energia si sono succeduti cambi frequenti di CEO o presidenti ogni volta che il governo cambiava, alimentando critiche su mancanza di continuità nella gestione.

