Sommario – Il governo polacco ha annunciato una nuova strategia per affrontare l’immigrazione, chiamata “Riprendere il controllo e garantire la sicurezza”. Questa politica si concentra su un approccio più restrittivo, con l’obiettivo di controllare sia le motivazioni di ingresso nel paese che il numero di immigrati provenienti da specifiche nazioni. La Polonia si oppone alla politica di riallocazione degli immigrati irregolari proposta dalla Commissione Europea.
WARSZAWA – Una nuova strategia per la gestione del grosso problema della immigrazione controllata, è quella che sta venendo dal Governo polacco.
Secondo il piano presentato, la Polonia rigetta la politica di riallocazione degli immigrati irregolari che la Commissione Europea gestita dalla Von der Leyen cerca di far passare.
Il Consiglio dei Ministri ha elaborato una “strategy 2025-2030” che è stata chiamata “Odzyskać kontrolę. Zapewnić bezpieczeństwo“, ovvero “riprendere il controllo e garantire la sicurezza”. L’approccio indica di intervenire sui processi migratori in modo che rimangano sotto il controllo dell’ordine nazionale. In tal senso saranno controllati sia le motivazione della richiesta di entrata nel Paese, sia i numeri del flusso da determinati Paesi esteri.
Asilo o non asilo?
Il tema più complesso da gestire sono le richieste di “asilo politico”. In termini generali, una richiesta di asilo politico dovrebbe essere accettata de facto, tranne poi valutarla se accettabile o no. In questo modo, la richiesta di asilo è diventato l’escamotage anche per delinquenti e malviventi di rimanere in un Paese estero: tra la richiesta di asilo e l’esame della domanda possono passare mesi se non anni, cosa che permette agli immigrati di nascondersi
L’approccio generale alla possibilità di richiedere asilo sta cambiando sia all’interno della stessa Unione Europea sia nelle politiche delle organizzazioni internazionali.
La strategia immigratoria del governo Tusk però pare avere una più netta alla sicurezza nazionale ed internazionale. Cosa che ovviamente deve essere fatta se si considera il livello di pericolosità di tanti immigrati che hanno degenerato il volto di troppe città Europee.
In tal senso l’arrivo di immigrati in Polonia più adatto, secondo questo nuovo approccio, sarà legato al mondo del lavoro. Da un lato per sopperire alla mancanza di mano d’opera che anche in Polonia si fa sentire, dall’altro per avere un approccio più “morbido” nel tema.
Secondo i dati dell’Ufficio nazionale di Statistica, alla fine di marzo 2024, la Polonia contava un totale di 955.520 cittadini extracomunitari, la maggior parte dei quali ovviamente persone fuggite dalla guerra in l’Ucraina e che vivevano nel Paese sotto “protezione temporanea” anche se il numero totale di persone sfollate a causa della guerra contro l’Ucraina che hanno fatto domanda di protezione in Polonia era vicino a 1,8 milioni a metà maggio 2024 .
Per lavoro e per lavorare
La condizione per l’accesso regolare è, allora, l’accesso contemporaneo al mondo del lavoro. In particolare la nuova politica Tusk indica che devono per essere posseduti degli elementi obiettivi.
Accanto alla conoscenza della lingua polacca, l’immigrato dovrà avere delle competenze tecniche specifiche, meglio se non riscontrabili nel mercato del lavoro polacco. Dovrà poi avere un contratto con uno stipendio mensile simile a quello dei lavoratori polacchi per non creare concorrenza al ribasso sugli stipendi e dovrà far parte di aziende riconosciute di interesse strategico per il sistema nazionale
Integrazione da loro a noi
Anche sul tema dell’integrazione, la teoria di questa strategia 2025-2030 sembra indicare cose sensate. Esempio, mentre è possibile richiedere una sorta di “permesso di lungo periodo” dopo 5 anni di residenza nel territorio con 3 anni di lavoro retribuito, consistente è il concetto di “integrazione”.
In questo senso, secondo il concetto del “buon senso” oggi in vigore, l’immigrato dovrà lui integrarsi verso usi, costumi e cultura del Paese ospitante e non viceversa. Questo ovviamente in teoria perchè è evidente che la stragrande maggioranza degli immigrati, specie dei Paesi mediorientali e di religione musulmana, tutto fanno tranne che lavorare per l’integrazione nel Paese di arrivo.
Peraltro, Tusk prevede anche un intervento verso i cittadini Polacchi che dovranno essere educati a comprendere le cause e le ragioni dei flussi di immigrati. Ed in questo senso, come in altri Paesi europei che hanno emanato leggi apposite contro i residenti nazionali, saranno elevate sanzioni per chi dimostra ipotesi di razzismo o xenofobia.
Immigrazione: tema delicato
Per la Polonia, l’immigrazione è un tema delicato. Lo ha sostenuto anche il Premier Tusk nel consiglio dedicato a tale tema tenuto a Bruxelles lo scorso. Tusk ha detto che la migrazione è una priorità e che attualmente i cittadini polacchi ritengono che le soluzioni esistenti siano insufficienti. Una chiara indicazione che il sostegno popolare passa anche per la gestione dell’immigrazione.
La Polonia è un paese con una popolazione etnicamente omogenea rispetto ad altri paesi dell’Europa occidentale. Prima del conflitto russo-ucraino iniziato nel febbraio 2022, il Paese ospitava principalmente lavoratori migranti provenienti da paesi dell’Europa orientale, in particolare Ucraina e Bielorussia, culturalmente affini alla Polonia. Tuttavia, negli ultimi anni si è assistito a un graduale aumento della immigrazione lavorativa da paesi africani, asiatici e sudamericani, motivata dalla necessità di colmare lacune nel mercato del lavoro polacco.
- Il 58 percento dei residenti polacchi ritiene che gli stranieri, a causa della loro religione, non possano lavorare allo stesso modo dei polacchi
Il tema delle migrazioni è tornato al centro del dibattito pubblico a seguito di numerose irregolarità riscontrate nel processo di rilascio dei visti a cittadini provenienti da paesi africani e asiatici durante il mandato del governo guidato dal partito Diritto e Giustizia (PiS).
Nel corso della prima metà del 2024, le autorità polacche hanno intensificato la lotta contro l’immigrazione irregolare, arrestando 5.827 persone sorprese a soggiornare illegalmente nel paese. Questo dato, seppur allarmante, rivela un quadro più ampio di un fenomeno in crescita, con un aumento significativo degli arresti rispetto allo stesso periodo del 2023, quando ne furono registrati 3.767.
Gestione dei flussi irregolari
Se da un lato la maggioranza degli stranieri presenti in Polonia risulta essere in regola e impiegata legalmente, dall’altro lato emerge con forza il problema del lavoro nero. Tra il 2019 e il 2023, quasi 60.000 persone senza cittadinanza polacca sono state scoperte a lavorare nell’economia sommersa, un dato che sottolinea l’ampiezza del fenomeno.
Solo nell’ultimo anno, si sono verificati 9.964 casi di lavoro nero, con un andamento che sembra confermare il trend anche nel 2024. Nei primi sei mesi dell’anno in corso, infatti, sono già stati registrati 5.189 casi.
Le autorità polacche, dunque, si trovano a fronteggiare una duplice sfida: da un lato, gestire i flussi migratori e garantire la regolarità dei soggiorni, dall’altro, contrastare efficacemente il lavoro nero, che mina l’economia legale e sfrutta i lavoratori stranieri.

