FIRENZE – C’è un filo rosso che da sempre unisce Varsavia con Roma. E stavolta passa anche Firenze. Passa dai banchi di un’aula universitaria, dalle pagine di un trattato di diritto costituzionale e approda a un convegno internazionale che promette di ridisegnare le rotte del Vecchio Continente. Il 7 novembre, nella suggestiva cornice della Sala delle Stimmate nel complesso di San Lorenzo, si terrà “Italia – Polonia – Ucraina: una nuova via per l’Europa”. Un titolo ambizioso, certo, ma che nasconde una realtà ben più concreta: l’asse tra Roma e Varsavia è oggi puo’ essere uno dei motori silenziosi ma potenti della politica e della cultura europea.
Un’alleanza che parte da lontano (e dal diritto)
L’evento fiorentino non è un fulmine a ciel sereno. È l’ultimo tassello di una strategia di avvicinamento iniziata anni fa e che ha nel mondo accademico il suo laboratorio principale. Il merito va alla Nicolaus Copernicus Superior School (SGMK) , un ateneo polacco dinamico e internazionale e alla sua lungimiranza nel tessere relazioni con l’Italia.
Nel giugno 2024, l’SGMK ha siglato un accordo di cooperazione scientifica e didattica con l’Università di Roma “Foro Italico”, gettando le basi per scambi di docenti, studenti e progetti di ricerca congiunti. Ma il vero salto di qualità è avvenuto a settembre 2026, quando è stata inaugurata a Roma, presso la sede di Domus Europa, la sede italiana del Collegio di Scienze Giuridiche dell’SGMK.
La Domus Europa è un centro italiano di cooperazione internazionale, con una missione che va oltre la semplice assistenza umanitaria: si presenta come una piattaforma permanente di dialogo e progettazione tra istituzioni, università, imprese e società civile italiane e ucraine. La sua nascita è recente (estate 2025) e il suo raggio d’azione è pensato per essere concreto e duraturo
A guidare questo ponte culturale c’è una figura chiave: il professor Fabrizio Giulimondi, preside del Collegio di Scienze Giuridiche, esperto di diritto europeo, ha scelto di mettere la sua competenza al servizio di un ateneo polacco, diventandone uno dei principali ambasciatori in Italia. Un impegno talmente riconosciuto che, nel gennaio 2026, il Presidente della Repubblica di Polonia gli ha conferito la Croce di Cavaliere dell’Ordine al Merito, con una motivazione che parla da sola: “per gli eccezionali meriti nello sviluppo della cooperazione polacco-italiana”.
La “nuova via” passa da un nuovo diritto
Ma perché un convegno sul diritto dovrebbe interessare al di fuori delle aule di giustizia? La risposta sta nel sottotitolo scelto per il primo panel della giornata: “Un nuovo diritto salverà la UE?”. L’idea di fondo, condivisa dagli organizzatori, è che l’Europa non abbia solo bisogno di aggiustamenti tecnici, ma di un vero e proprio “nuovo patto fondativo” che rimetta al centro valori come la libertà, il rispetto della persona e quell’ umanesimo integrale che, non a caso, affonda le sue radici proprio a Firenze. Un messaggio che risuona forte da Varsavia a Roma, dove la critica a un’Europa percepita come troppo burocratica e ideologica unisce sensibilità politiche diverse, ma convergenti sulla necessità di un cambio di passo.
I protagonisti del legame
Il parterre fiorentino è costruito per dare sostanza a questa visione. Non è un caso che tra i relatori spicchino figure che incarnano il legame italo-polacco a tutto tondo. Oltre a Giulimondi, ci sarà il professor Przemysław Czarnek, già ministro dell’Istruzione polacco e oggi tra i più ascoltati giuristi della KUL (Università Cattolica di Lublino), da sempre in prima linea nel dibattito sul futuro dell’Unione. E poi il senatore Marco Scurria, segretario della Commissione Politiche UE di Palazzo Madama, che porta a Firenze la voce del Parlamento italiano su questi temi. A moderare i lavori sarà Serena Tajé Forni, direttore generale di Domus Europa, il centro che ha reso possibile questa sinergia.
Non solo Ucraina
Il titolo del convegno cita l’Ucraina e il contesto della guerra è inevitabilmente lo sfondo di ogni riflessione. Ma la lettura riduttiva che vorrebbe l’evento come l’ennesimo incontro sulla ricostruzione post-bellica sarebbe fuorviante.
La partita che si gioca a Firenze è un’altra: è la costruzione di un’infrastruttura culturale e giuridica tra due Paesi fondatori di un certo modo di intendere l’Europa.
La Polonia, con la sua storia di resistenza e la sua crescente centralità economica, e l’Italia, con il suo peso culturale e la sua rete diplomatica, stanno sperimentando una forma di collaborazione che va oltre le dichiarazioni di facciata. Lo dimostrano le parole di Czarnek, che in una recente intervista ha legato l’apertura della sede romana dell’SGMK alla necessità di “trovare la direzione da seguire” per un’Europa che sappia coniugare libertà e sviluppo.
L’appuntamento di novembre non è, dunque, una semplice passerella. È il segno tangibile di un’alleanza intellettuale e politica che, lontano dai riflettori della grande stampa, sta ponendo le fondamenta di un’idea diversa di Europa. E il fatto che tutto questo accada a Firenze, la culla dell’umanesimo, non è soltanto una coincidenza poetica. È una dichiarazione di intenti._

