ENERGIA – La Polonia ancora sotto la ‘lente’ della EU. E le cose si fanno molto serie

La crisi energetica, fa tornare al carbone. Ma l'inquinamento ne risente. La EU e la Repubblica Ceka contro la Polonia. Alla quale, però, viene ancora posto il ricatto per il fondi del Ricovery Fund

fonte: Wikipedia

BOGATYNIA – Nuova occasione di scontro tra la EU la Polonia in cui si inserisce anche la Repubbliche Ceka. Il ‘problema’ sono le miniere di Turòw, nella regione della Slesia del sud, al confine con Germani ed, appunto, Repubblica Ceka.

Secondo infatti l’accusa che viene mossa, la Polonia ha continuato ad estrarre lignite, un combustibile minerale, che ovviamente va contro quello che il percorso ‘green’ che gli Stati si sono dati.

Ma, specie in un momento in cui il mercato dell’energia è impazzito con aumenti di prezzi senza precedenti, dismettere fonti di produzione energetica è molto meno facile.

Bollette energetiche in rialzo

Le bollette sono in costante aumento ed il governi devono fare fronte ad uno scontento popolare che vede i propri portafogli alleggeriti dal 40 al 50% di aumenti.

La Polonia si trova in questo guado: se da un lato ha anche lei preso parte a tutti i vari incontri destinati a dare una confusa svolta green al Mondo, dall’altro non può però smantellare le proprie fonti di produzione di energia andando incontro a periodi molto incerti.

Su Turòw, peraltro, l’attenzione della EU si è portata da tempo. Nell’aprile del 2021, il governo polacco ha esteso di altri 24 anni la licenza di estrazione alla PGE (Polska Grupa Energetyczna S.A.), consentendo così una ‘coltivazione mineraria’ fino al 2044, ben oltre le ipotesi di dismissione di tali impianti considerati inquinanti.

Ciò ha fatto partire l’attività della Corte di Giustizia Europea (CGUE) che ha multato la Polonia per 500.mila € al giorno per rifiutarsi di adempiere all’ordine, impartito dalla Commissione Europea, di blocco di tale estrazione.

Un intervento che, per adesso, sulla Polonia ha poco effetto. Su quest’ultima, infatti, vale questa sorta di ‘veto’ imposto dalla Tribunale Costituzionale polacco per cui le decisione della CGUE non possono essere immediatamente ricevibili nell’ordinamento giudiziario polacco.

Entra in gioco la Repubblica Ceka

Se la lotta della Commissione Europea e dei suoi apparati contro la Polonia è vecchia, nuovo è invece l’intervento della Repubblica Ceka che ha denunciato ciò che accade ai suoi confini indicando come la Polonia abbia violato la normativa europea.

In particolare la Repubblica Ceka accusa la Polonia non solo di inquinamento aereo ma anche di inquinare le sottostanti falde acquifere.

Cosa che sarebbe davvero preoccupante considerando che l’acqua potabile è davvero la principale risorsa della Vita e se questa terminerà, altro che corona virus!

Fatto sta che la questione ‘Turòw’ per adesso è ferma con la Polonia che ovviamente non riconosce la richiesta dalle Corte di Giustizia di pagare 500000€/giorno alla signora von DerLeyen e con la Repubblica Ceka che chiede persino di aumentare la multa da 500.000€/giorno a 5.000.000€/giorno.

Peraltro, come riportano alcuni media, pare ci siano stati dei contatti a livello governativo tra Polonia e Repubblica Ceka per risolvere ‘amichevolmente’ la questione. Sul tavolo pare sia stata messo, dalla Polonia, un’offerta di 50mln€ verso la Ceka per gestire la faccenda.

Il problema della ‘transizione ecologica’

Tutto ciò ha portato ad una stasi completa sul tema sia dell’inquinamento dalle miniere di Turòw, sia dalla più corretta soluzione ad un problema serio che non può essere un obbligo da giocare sulla pelle dei polacchi.

La mancanza di energia significa non solo il rischio di freddo nelle abitazioni ma, forse più pericoloso, il fermo delle produzioni industriali.

Nella considerazione che il ‘climate change‘ non può essere preso sottogamba, deve però considerarsi questo famoso periodo di transizione che sia serio e fattibile per tutti.

E senza ricatti. La Commissione Europea ha, per esempio, bloccato i fondi del Ricovery Fund (i soldi promessi per il dopo-pandemia), con la scusa della violazione del vacuo principio della ‘Rule of Law (vedi). Milioni che avrebbero potuto permettere di intervenire anche sul lato della riforma sulla produzione nazionale di energia.

La geo-politica eterodiretta, oggi, fa danni

Un ricatto ed un blocco dei fondi che, praticamente immediatamente, il Governo polacco aveva evidenziato potesse malamente riversarsi proprio sul versante della conversione energetica.

Cosa che si sta avverando, in un momento aggravato dall’aumento sproporzionato del costo di altre fonti di energia (gas, petrolio).

Aumenti peraltro favoriti anche da giochi geo-politici con il Nord Stream 2, il gasdotto che da Russia arriva in Germania e da li in distruzione nei Paesi EU che è bloccato da ‘pastoie burocratiche’ che in realtà sono un tentativo di pressione contro la Russia (la quale, da notizia di stampa, pare abbia ‘semplicemente’ aumentato le forniture verso al Cina con la programmazione di un nuovo gasdotto che vada verso il Paese asiatico. Mentre l’Europa fa la ‘dura‘)

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