IMMIGRAZIONE | La Bielorussia ferma i voli pro-immigrati. Ma al confine, che facciamo?

Per decomprimere la crisi immigratoria, la Bielorussia si è convinta a fermale i voli verso i suoi aeroporti e pro-immigrati. La NATO non sa bene cosa fare. Putin è intervenuto. Si parla di sanzioni, ma che effetto possono avere? E la Germania, si prenderà questi altri 15.000 immigrati che da lei vogliono andare?

CONFINE POLACCO/BIELORUSSO – Il week end, coppia di giorni per fare una pausa e ricominciare la settimana successiva, non ha portato grandi cambiamenti al confine polacco/bielorusso.

Almeno sulla situazione di coloro ammassati al confine dalla parte Bielorussa e che tentano l’ingresso illegale in Polonia.

Dalla parte polacca, invece, qualcosa potrebbe muoversi nel senso di un rafforzamento della difesa dei confini.

Dagli USA è arrivata la solidarietà del Segretario di Stato, signor Antony Blinken verso la Polonia per l’azione posta in essere dal presidente della Bielorussia, Luckashenko.

Blinken ha condannato lo ‘sfruttamento’ della crisi immigratoria da parte del regime bielorusso chiamando quindi le nazioni occidentali ad imporre nuove sanzioni contro i maggiorenti bielorussi.

La mossa di Blinken, diciamo piuttosto formale che sostanziale, potrebbe però aprire lo spazio per l’intervento Nato ai confini polacchi che sono posti sotto ‘minaccia’ da parte di una nazione straniera.

Un intervento richiesto e ribadito dal PM Morawiecki che ha dichiarato che la Polonia potrebbe a breve convocare il Consiglio della Nato per chiedere espressamente l’intervento degli Alleati per questa minaccia ai confini.

La Nato non si muove

La richiesta alla Nato potrebbe però restare lettera morta. Perchè, accanto alla solidarietà di facciata verso Polonia, Lituania e Lettonia e contro Lukashenko, pare non ci siano decisioni concrete sul tema della ‘difesa dei confini’.

Infatti nel comunicato sul sito di Nato.int, ciò che viene messo in evidenza è il ‘rispetto’ della leggi e norme internazionali nella gestione delle migrazioni, rispetto dei diritti umani e delle convenzioni.

In tal senso pare di leggere che la Nato vuole che la crisi sia risolta praticamente ammettendo in Unione Europea i 15.000 e più immigranti. Compresi gli altri che arriveranno di sicuro.

Putin: “ce penso io”

Se da parte occidentale si tossisce per non fare, dopo diverse settimane con un aumento dei flussi dagli aeroporti bielorussi verso il confine, ad entrare in gioco potrebbe essere la Russia e Putin.

A dire il vero, a vicenda Putin e l’Occidente si sono accusati di ciò che accade, basta vedere i due titoli qui sotto.

Due titoli uguali ed opposti

Ma adesso la cosa sta diventando ingestibile soprattutto per il rischio di ‘vendette’ a catena che potrebbe degenerare.

Lukashenko ha difatti minacciato di diminuire le forniture di gas se la Unione Europea imporrà ulteriori sanzioni contro la Bielorussia. Infatti il gasdotto Yamal-Europe passa proprio per Minsk per poi, attraverso la Polonia, arrivare in Germania.

Ma se Lukashenko blocca per forniture, per l’Europa sarebbe un serio problema. Ma ovviamente il produttore russo, Gazprom, venderebbe meno gas.

Per questo deve essere intervenuto Putin che avrà detto a Lukashenko di calmarsi. E certamente Putin è in grado di ‘far ragionare’ il presidente Bielorusso.

Un intervento nei confronti di Lukashenko che pare sia stato peraltro richiesto in una telefonata tra Angela Merkel e Vladimir Putin.

Forse anche in seguito all’intervento di Der Mutte (‘la mamma’ d’Europa come è stata definita), Josep Borrell il ‘ministro degli esteri’ della Unione Europea e Vladimir Makei, Ministro degli Esteri della Bielorussia, si sono parlati al telefono.

Non lo hanno fatto gli ‘alti gradi’ come Von der Leyen e Lukashenko perchè la EU non vuole avere rapporti diretti con il presidente Bielorusso. Hanno quindi delegato ai sottoposti.

I quali pare si siano detti disposti a collaborare per la soluzione di questa crisi pur partendo la uguali livelli di mutuo rispetto, come pare abbia voluto sottolineare il rappresentante bielorusso.

Il primo effetto è stato un drastico taglio al numero dei voli da Turchia, Siria ed altri aeroporti del Medio Oriente che hanno portato migliaia di immigranti con il ‘visto turistico’ in Bielorussia e da li al confine.

Diminuiscono gli arrivi. Ma con chi è già presente, che facciamo?

Quindi è altamente probabile che gli arrivi in territorio Bielorusso cessino, impedendo così l’afflusso continuo al confine.

Si tratterà di vedere cosa accadrà dopo con le migliaia di clandestini che premono ai confini.

In Polonia, il sentimento generale, continua ad essere quello di impedire un ingresso così massiccio. Si tratta soprattutto di immigrati economici, di religione musulmana, con tradizioni e mentalità di difficile integrazione europea.

Una cosa messa in evidenza da interviste fatte sul lato Bielorusso con la stragrande maggioranza di loro come musulmani mediorientali la cui destinazione preferita è la Germania o il Regno Unito

Un invito a questi migranti economici è stato lanciato molto apertamente dai social media polacchi, chiedendo loro di non partire per la Polonia perchè da quel confine non passeranno.

Tra l’altro, la Polonia accoglie già oltre un milione di immigrati dalla vicina Ukraina, posizionandosi quindi come ‘Paese accogliente’.

Fate entrare tutti: dalle “finestre verdi”

Sul lato dell’accoglienza all’immigrazione, alcune ONG ed alcuni loro rappresentanti hanno dichiarato che l’Europa deve essere in grado di gestire l’arrivo di ‘appena’ 15.000 immigrati.

In questo senso indicando che i Paesi europei dovrebbero far entrare tutti e questo senza provocare nessun problema.

Dimenticando, gli ONGisti che ciò comporterebbe l’arrivo di ulteriori altre centinaia di migliaia di migranti.

Nel 2015 la signora Merkel, immigrazionista ab origine, ne fece entrare circa 1 milione in Germania. E la situazione nei land tedeschi degenera di giorno in giorno con grandi ceppi di violenza immigrata inadatta alla vita nei Paesi occidentali.

Con la sorpresa di vedere migliaia a migliaia di turchi/tedeschi scesi in strada con bandiere turche per festeggiare la visita in Germania del loro presidente turco, Erdogan.

A dare una mano mediatica pro-immigrazione, il giornale della Conferenza Episcopale Italiana, il giornale dei vescovi – L’Avvenire – ed il relativo sito cattolico vaticannews.va che indica come ci siano iniziative di solidarietà al confine polacco in favore degli immigranti.

In particolare il giornale cita l’avvocato polacco, tale Kamil Syller, che già da tempo ha rivolto un appello alle famiglie polacche sul confine affinché agevolino l’accoglienza degli immigranti in Polonia.

Il segnale di aiuto sarebbe dato da ‘finestre con luce verde’ che vengono accese per dare il segnale a chi entra illegalmente nel Paese che in quella casa può trovare aiuto.

Benchè tale notizia sia segnalata, non è facile trovare su internet perlomeno, conferme sul numero di attivisti aderenti a tale iniziativa.

Considerando che la foto di tale finestra verde riportata è sempre la stessa, viene il dubbio che sia una foto fatta ad arte per inviare comunicati e farsi intervistare piuttosto che altro.

Tra l’altro, le ‘luci verdi’ alle finestre sono un segnale evidente per le autorità che vanno in tali case a cercare eventuali immigrati che sono stati nascosti.

Porta aperte in Germania?

I prossimi giorni saranno quindi cruciali. Se è praticamente certo che il flusso di immigrati si fermerà perchè da un lato Luskashenko ha dimostrato cosa può fare, dall’altro Putin ha ‘tirato il freno a mano’, si tratterà adesso di come gestire coloro già alla frontiera.

La maggior parte di loro vuole andare in Germania e quindi è giusto assecondare il loro desiderio. La Germania, ribattezzata Germanistan, potrebbe quindi essere disposta a riaprire le sue porte: le elezioni sono passare e del tema immigrazione non si è parlato praticamente per niente.

Sperando non si proponga anche l‘Italia come ‘paese accogliente’ vista la presenza nel governo Draghi del Ministro degli Interni, immigrazionista convinto che sta agevolando l’arrivo di centinaia e centinaia di immigrati giornalmente nel Paese.

L’ipotesi Germania sembra però la più probabile. In questo senso una proposta – anche provocatoria – è stata avanzata giorni da dal Primo Ministro Ungherese, Viktor Orban.

Cioè di fare un corridoio che porti gli immigranti direttamente in Germania, paese di elezione per gli immigrati. E che la Germania se li gestisca economicamente, culturalmente, socialmente, civilmente.

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