Nord Stream 2: ma quando entra in funzione?

Il gasdotto Nord Stream 2 è fermo per 'problemi burocratici'. Il rischio è adesso che i 'Green' tedeschi vogliano bloccarlo. Ma tale fornitura è importante anche per il passaggio della Polonia a nuove fonti di energia. Quanto farà pagare il gas, la Germania?

low angle photo of nuclear power plant buildings emtting smoke
(Photo by Markus Distelrath on Pexels.com)

BERLINO – Il gasdotto Nord Stream 2 che dovrebbe portare il gas russo fino in territorio tedesco, è tecnicamente pronto a funzionare.

Quello che manca pare siano gli ‘adempimenti burocratici’ per metterlo in funzione e far defluire il gas.

Ma, come è ormai chiaro, il NS2 è piuttosto una altra ‘arma’ nella disputa Occidente (o almeno, parte di Occidente) vs Russia per cui l’aspetto prettamente tecnico passa in secondo piano.

Il problema si pone con più attualità oggi, dove con un atteso un inverno rigido ed una richiesta abnorme di fonti energetiche da parte del Mondo in ripartenza dopo il blocco-covid, rischia di far mancare energia anche per i bisogni basilari come il riscaldamento domestico.

Tra l’altro, proprio di oggi una risposta del Opec+, i Paesi produttori di petrolio hanno confermato che non aumenteranno il livello di estrazione di greggio che, a loro dire, hanno già aumentato di 400.000 barili al mese per tutto il 2022.

E con ciò rigettando la richiesta del presidente degli USA, Biden, che aveva espressamente richiesto un aumento di produzione per diminuire il costo della benzina per gli Americani.

Una posizione che il presidente ha dichiarato essere ‘contro la ripresa mondiale‘ e per cui, secondo la stampa, ha minacciato rappresaglie, sempre mostrando i muscoli come ipotesi di soluzione delle controversie.

Contrati e favorevoli. Ma il tempo passa

I contrari al gasdotto NS2, cui purtroppo si inserisce anche la Polonia forse anche perchè bypassata nel percorso, sperano nel nuovo prossimo probabile cancelliere tedesco, Olaf Scholz dell’SPD.

Nella sua altrettanto probabile colazione di governo ci sono i ‘Verdi’. E proprio i Grünen potrebbero opporsi all’operatività del gasdotto.

La signora Annalena Baerbock, leader dei Verdi, si è detta infatti ‘contraria al gas russo’.

Ciò perchè a suo dire tale gasdotto è una sorta di ‘ricatto’ che pone la Russia rispetto alle forniture di gas.

Oltre che, sempre a parere della signora Baerbock, le norme europee non lo consentirebbero.

Certo è strano che le autorità tedesche abbiano permesso l’arrivo del gasdotto fino in terra di Germania, ed ora si scopre una non legittimità legale. Diciamo che non è cosa ‘da tedeschi’.

Non è da dimenticare che strenuamente gli USA si sono opposti a questo NS2 ovviamente per impedire un maggior stretto legame di dipendenza della Germania verso la Russia.

Oltre che eventualmente garantirsi, gli USA, un mercato di riferimento per vendere il proprio ‘shale gas da trasportare via container da Usa a Europa.

I Verdi potrebbero allora essere sensibili a tale politica e cercheranno di appoggiarla.

Cosa che però andrebbe contro i loro stessi approcci politico-filosofici.

Infatti, uno studio promosso da NS2 e condotto da una società tedesca e riportato su EnergyMonitor, ha fatto vedere come l’impatto sulla produzione di carbonio (CO2 footprint) sia molto minore per il gas russo che per quello Usa. (Qui uno studio contrario che contesta tali affermazioni)

Quota di CO2 prodotta nella distribuzione di gas dalle diverse fonti

Ma evidentemente i Grunen sono sensibili ad altre cose.

In questo caso i Verdi tedeschi si troverebbero in pari con l’Ukraina che sta cercando di sensibilizzare la Unione Europea contro la Russia proprio sul NS2. Ciò perchè il nuovo gasdotto esclude il territorio ukraino e dai benefici economici del transito.

Quanto costerà il gas russo via Germania?

Non è però realisticamente probabile che il Nord Stream 2 possa essere davvero bloccato. Come infrastruttura è già del tutto terminata e la stessa Merkel ha dato tutto il suo appoggio a tale progetto.

E’ quindi difficile pensare che il NS2 possa essere adesso bloccato dal nuovo Cancelliere in pectore, Scholtz, che si fa guidare dagli ondivaghi Verdi.

Quello che piuttosto dovrebbe essere visto e reso pubblico, sarebbe che tipo di contratto la Germania, collettore europeo del gas russo, farebbe con gli altri Paesi europei.

Detto in altri termini, quanto rincarerà il gas rivenduto dalla Germania agli altri Paesi EU?

La Polonia ha una forte necessità di accedere a risorse energetiche alternative al carbone, su cui ha fino adesso fatto il maggior affidamento per la produzione energetica.

Un processo che secondo tutti gli accordi internazionali legati ai cambiamenti climatici sottoscritti dalla Polonia, non può fermarsi.

Tanto è vero che la stessa Polonia sta guardando alla moderna produzione nucleare nel proprio mix per la produzione di energia.

Le diverse fasce di utilizzo di materia prima per la produzione di energia. Come si vede, il carbone è ancora la maggior quota (fonte:IEA)

Il gas naturale quindi gioca un importante ruolo. Ed in questo periodo è evidente come la gestione della energia non possa essere sottovalutata.

Secondo quanto riportato da ProntoBolletta, un sito italiano specializzato in materia di fonti energetiche, se in Italia si parla di aumenti ‘monstre’ da +900%, nel Regno Unito ben due gruppi di distribuzione di energia elettrica sono falliti, il Green Network e Simplicity Energy, lasciando al freddo ed al buio migliaia di clienti, salvati da un intervento in extremis delle autorità centrali.

Olaf Scholtz

Il NS2, sempre secondo le analisi di EnergyMonitor, potrebbe portare ad un decremento dei prezzi del gas capace anche di agevolare lo ‘swtich’, il passaggio verso altre fonti di energia.

Si tratterò adesso di vedere l’entrata in pieno possesso dell’autorità di Governo del Cancelliere Sholtz. Probabilmente prima della fine di Novembre.

La Merkel, adesso ancora formalmente in carica, ha praticamente rinunciato a prendere le decisioni più strategiche che ovviamente devono essere responsabilità del nuovo Primo Ministro.

Si tratterà di aspettare ancora un po’.

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