Unione Europea: assedio concentrico alla Polonia. L’arma nucleare: il ricatto sui soldi

82 anni dopo l'aggressione del 1939, la Germania 'riattacca' la Polonia sotto altra forma. Stavolta nascondendosi dietro vari organismi certamente tutti orientati dalla gestione centralizzata del potere dei burocrati di Bruxelles

BRUXELLES – Il primo chiaro duro colpo contro la Polonia, arriva dal ENCJ, il consiglio giudiziario delle corti di giustizia europee.

In un loro comunicato (qui) si evidenzia che lo scorso 28 Ottobre, in una Assemblea generale a Vilnius, si è deciso di buttare fuori dallo stesso ENCJ il KRS, il Krajowa Rada Sadownictwa ovvero il CSM polacco.

Il KRS in pratica è l’organo che decide in merito all’organizzazione del sistema giustizia ed in particolare sulla disciplina in capo ai magistrati.

L’ENCJ già nel Settembre del 2018 aveva sospeso il KRS dal diritto di voto, esautorandolo dalle decisioni.

Dal Settembre 2018 all’Ottobre 2021, non essendo stata soddisfatta la richiesta dell’ENCJ di modificare l’organizzazione della Giustizia polacca secondo le sue direttive, nella seduta del 28 Ottobre scorso appunto ha dichiarato la espulsione del KRS, il consiglio giudiziario polacco, da membro dell’ENCJ.

Decisione attesa

La decisione del ENCJ era una cosa attesa.

L’Italia, per esempio con il suo politicamente libero e non corrotto CSM, il consiglio superiore della magistratura omologo del polacco KRS, nel 2017 aveva preso posizione contro la Polonia, ovviamente schierandosi in favore del Consiglio dell’ENCJ.

Stesse posizioni contro la Polonia erano state prese da altre libere ed indipendenti istituzioni giudiziarie in giro per l’Europa.

Le motivazioni di tali prese di posizione, sono quelle di sempre.

Ovvero di un KRS non indipendente, dove i giudici non sarebbero protetti e con legami politica/magistratura evidenti.

Cosa che, ovviamente, metterebbe in pericolo la indipendenza e la autonomia della magistratura polacca che, invece, in altri Paesi è, a giudizio di Bruxelles, perfettamente garantita.

Ed adesso?

Cosa accadrà adesso è difficile da capire. E’ un po’ complesso perchè il ‘puzzle’ si complica.

L’ENCJ si è detto “affranto e distrutto” della decisione presa, si è detto disponibile a “riammettere il KRS” nel club dei migliori, se ovviamente il Sistema della Giustizia polacco sarà riformato secondo i ‘suggerimenti’ del ENCJ.

Quindi in teoria la palla passa adesso nella mani del Governo polacco.

Secondo alcune dichiarazioni di stampa, il PM Morawiecki ha detto che la Polonia potrebbe apportare delle modifiche al sistema giudiziario ‘nei prossimi mesi

Di certo è che da Bruxelles è partito un attacco contro la Polonia, evidentemente orchestrato e che viene da più parti.

Polonia ‘multata’: 1mln al giorno

Infatti, mentre l’assemblea dei giudici liberi d’Europa ha votato per la cacciata dei giudici vincolati polacchi, la stessa Corte di Giustizia Europea, di cui sostanzialmente il Tribunale Costituzionale polacco ha disconosciuto il valore di ‘interpretatore della norma’ creando il conflitto, ha sanzionato la Polonia per 1mln di € al giorno.

Una ‘multa’ che è stata indicata come la più alta mai comminata nella storia nei confronti di uno Stato membro.

Questo proprio per non avere provveduto ad adeguare il proprio sistema giudiziario alla conclamata e mai specificata ‘Rule of Law’ e quindi di sottomettere la Polonia al valore della ‘interpretazione delle norme’ secondo i voleri di Bruxelles.

In particolare nella propria dichiarazione, la Corte Europea ha detto: “is necessary in order to avoid serious and irreparable harm to the legal order of the European Union and to the values on which that Union is founded, in particular that of the rule of law“.

Traducendo in linguaggio corrente, poco legale e molto popolare: “Se non mettiamo un freno, va a finire che noi non contiamo più niente e non possiamo imporre agli Stati membri la volontà di Bruxelles e dei suoi tecnocrati“.

Il continuo ricatto del ‘non ti do i soldi’

La sanzione record della Corte europeista, si inserisce pienamente all’interno del piano di “minacce”, sotto forma di 3 punti, fatto dalla signora Von der Leyen, la nominata presidentessa della Commissione Europea.

L’argomento è la minaccia di congelamento dei fondi del decantato Ricovery Fund verso la Polonia stessa.

Von der Leyen ha difatti detto che, per forzare la Polonia a piegarsi agli ordini di Bruxelles, ha in animo di non distribuire i soldi del Ricovery Fund che si stanno usando per letteralmente comprare molti deboli Stati europei. Italia compresa.

Ma non è la prima volta che Bruxelles ricatta la Polonia ed altri Stati del Centro Europa usando la minaccia di non erogare fondi.

Fu fatto esempio quando decine di città polacche decisero di non supportare la cd ‘teoria gender‘ nelle loro istituzioni e scuole cosa che i giornali progressisti spinsero a definire ‘Lgbt Free Zone’ aizzando l’odio.

Oppure quando la Polonia (e Ungheria ed altri) si opposero all’obbligo di redistribuzione degli immigrati che spinti dalle politiche immigrazioniste della Merkel & Co più che fame e guerre, arrivavano a milioni in Europa.

Anzi, probabilmente proprio la questione ‘immigrazione’ è stato l’ostacolo più grosso posto dalla Polonia e dai Paesi di “Visegrad 4” e che ha fatto ‘odiare’ a Bruxelles questi Stati.

Partita a tennis. In palio, le Nazioni d’Europa

Quindi adesso in questa partita a tennis tra Bruxelles e Varsavia, tocca a Varsavia. Una partita che è importante per tutti gli Stati europei per capire in che direzione si andrà. E questo lo sanno tutti.

Una parte importante sarà il sostegno popolare al Governo polacco a questa forte presa di posizione.

Il PiS, il partito di maggioranza al governo, ha un forte supporto. Nelle elezioni democratiche del 2019 il PiS ha ricevuto il 43,6% di voti, il riconoscimento più alto per un partito da quando la Polonia è ritornata alla democrazia nel 1989.

Appunto un consenso democratico che a Bruxelles non digeriscono per niente.

Secondo le analisi dei voti riportati, il consenso per la Destra al governo è più presente nelle zone rurali che in quella dei ‘colletti bianchi’ della città.

La distribuzione del consenso elettorale in Polonia, elezioni 2019 – Fonte Wikipedia

E proprio per questo è altamente probabile che la Polonia sarà adesso “attaccata” anche dai giornali e dal main stream di mezzo mondo.

Hanno cominciato già i cosiddetti “progressisti” americani come il Washington Post (di proprietà di Amazon), New York Times. In Italia, stessa cosa stanno facendo La Repubblica, La Stampa ed altri associati.

Stanno tentando da un lato di far vedere la Polonia come stato retrogrado per avvalorare il consenso dei progressisti.

Mentre dall’altro stanno fortemente evidenziando il rischio che la Unione Europea blocchi la erogazione dei fondi (tecnicamente si chiama: ricatto) che hanno effettivamente consentito alla Polonia di liberarsi del fardello della dittatura comunista, con una fortissima capacità di spesa ed investimento sul territorio.

Un timore che ovviamente potrebbe spaventare gli elettori delle zone rurali, cosa che Bruxelles spera tantissimo.

Un processo che si inserisce formalmente nella ‘libertà di stampa’ ma che è in realtà la macchina da guerra che crea odio nei confronti dell’altro.

La maggioranza si rafforza

Intanto il Partito di governo, il PiS rafforza la forza e la sua coalizione.

Recentemente infatti è entrato a far parte della colazione di Governo il Stowarzyszenie „Republikanie” (Partito Repubblicano) di Adam Bielan.

E questo accade dopo l’inserimento del OdNowa (Rinnovamento) del Ministro della Difesa Marcin Ociepa che entra a tutti gli effetti nella coalizione di maggioranza.

In una conferenza stampa, Jarosław Kaczyński, il leader del PiS ha detto che la nuova rafforzata coalizione dovrebbe essere capace di presentarsi unita alle prossime elezioni, anche quelle europee del 2024.

In questo momento la coalizione Zjednoczona Prawica – Unione di Destra comprende Prawo i Sprawiedliwość (Legge e Giustizia), Polska Razem (Insieme per la Polonia), Solidarna Polska (Polonia Unita), OdNowa (Rinnovamento), Stowarzyszenie „Republikanie” (Repubblicani), il Stronnictwo “Piast” (riferimento alla dinastia medievale dei Piast) ed il supporto di Kukiz’15 

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