Meno carbone? Ed allora il nucleare deve fare la sua parte

Per non rischiare di rimanere senza energia elettrica, la Polonia riprende i contatti con la francese EDF per avviare la produzione di centrali nucleari. Il ritardo può costare caro in denaro.

Meglio le centrali nucleari che vivere a lume di candela

PARIS/WARSZAWA – LA EDF, società francese di produzione di energia elettrica, coopererà con la Polonia per la creazione da 4 a 6 reattori EPR nucleari (reattore nucleare europeo ad acqua pressurizzata).

Il progetto era stato annunciato dalla stessa EDF che aveva indicato come l’apertura di suoi uffici a Varsavia era appunto il preludio a tale collaborazione. Direttore delle operazioni in Polonia era stato indicato Thierry Deschaux, manager con 14 anni di carriera nell’azienda e conoscitore dell’industria energetica polacca.

La EDF è già presente con operazioni in Polonia da almeno 10 anni e con questa nuova fase legata alla produzione di energia nucleare, vuole rinverdire tale collaborazione.

Per ciò proprio ieri, 13 ottobre, la EDF ha lanciato una “non bindind offer’, ovvero una offerta non vincolante per un contratto EPC (praticamente un ‘tutto compreso’, da progettazione a costruzione) per questi reattori in grado di produrre da 6.6 a 9.9 GWe.

Il programma nucleare polacco

Tale intervento si inserisce all’interno di quello che è il Polish Nuclear Power Programme (PPEJ) assegnato dal governo alla Polskie Elektrownie Jądrowe che è ovviamente indirizzato a trovare fonti alternative all’uso di idrocarburi e carbone per la produzione di energia elettrica.

Il tutto ovviamente per venire incontro ai programmi imposti dalla UE per la riduzione delle emissioni di CO2 nell’atmosfera.

Secondo le proiezioni, in termini di creazione di posti di lavoro, si parla di 25.000 unità nel periodo di sviluppo del progetto che dovrebbe portare la Polonia a rendersi più indipendente dell’import di energia elettrica con una produzione assicurata per i prossimi 60 anni e una produzione capace di soddisfare circa il 40% della domanda di energia elettrica.

La Polonia beneficiando di bacini carboniferi importanti, è ancora oggi una della nazioni che non ha voluto scommettere troppo sul ‘passaggio al green’ dismettendo le proprie centrali a carbone. Il rischio sarebbe stato di dipendere in toto, come l’Italia per esempio, per l’approvigionamento energetico.

Proprio oggi, nell’autunno 2021 ci siamo accorti come la dipendenza dall’estero per l’energia elettrica mette a rischio l’intero sistema, a partire dalle famiglie che vedono aumentare la bolletta della luce alle aziende che rischiano seriamente di chiudere.

Ritardo nelle procedure

C’è peraltro anche un certo ritardo nella creazione di centrali nucleari in Polonia. In una prima fase, il Governo aveva immaginato l’entrata in funzione della prima nel 2024.

Ma allo stato attuale, la Eurosai (European Organisation of Supreme Audit Institutions) ha indicato tale data come impossibile da raggiugere con una ipotetica data indicata verso il 2030.

Ciò anche a causa, ha detto Eurosai, della sostanziale inattività della agenzia polacca deputata all’avvio delle procedure, appunto la PEJ che pur con una scadenza al 31 dicembre 2016, ancora a Settembre 2017 non aveva prodotti niente (la burocrazia inutile, c’è pure in Polonia).

Tale ritardo metterà sotto pressione il bilancio statale polacco che dovrà, secondo il regime delle quote e dei ‘certificati Co2″, provvedere a comperare tanti di tali certificati per sforare le proprie quote e quindi produrre usando carbone.

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Un video esplicativo della produzione attivabile in Polonia (in lingua polacca)
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