IMMIGRAZIONE – Spari al confine polacco/bielorusso

Continua la pressione immigratoria al confine bielorusso-polacco. Spari nella notte ma senza nessuna conseguenza

Podlachia – La Straż Graniczna, la polizia di frontiera polacca ha comunicato via Twitter che nella notte tra l’8 ed il 9 ottobre, si sono sentiti spari provenienti dal lato bielorusso del confine.

La stessa autorità ha confermato che non si pare essere trattato uno ‘sparare’ contro la polizia polacca e che non ci sono stati feriti.

Non è stato ben specificato cosa questi ‘spari’ possano significare. Se entro il confine bielorusso per ‘attività proprie della forze bielorusse’ o una sorta di provocazione contro i polacchi.

Non si sa neanche se, per esempio, si sia trattato di spari di avvertimento nel caso di flussi clandestini di immigrati.

Peraltro, qualcuno nei social si è spinto a chiedere che la Polonia si consulti con la Nato in virtù dell’art 4 del Trattato Istitutivo dove si indica che “Le parti si consulteranno ogni volta che, nell’opinione di una di esse, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti fosse minacciata.”

Immigrazione pressante

Più che una invasione da parte della Bielorussia, il problema è sempre quello dei flussi immigratori che dalla Bielorussia si spingono verso il confine ufficialmente della Unione Europea che è poi in questo caso quello della Polonia.

Da un lato si evidenzia questo atteggiamento della Bielorussia come una forma di ‘guerra non convenzionale‘.

Dal canto sua la Bielorussia però dichiara la propria impossibilità a gestire tali flussi di immigrati che arrivano dal Medio Oriente ed oggi in maniera più massiccia anche dall’Afghanistan abbandonato allo sbaraglio dagli USA.

Anche se è pur vero che i rapporti Bielorussia/Unione Europea posso certamente propendere in favore di un atteggiamento provocatore e deleterio di Lukashenko, bielorusso ultradecennale presidente.

Migliaia di arrivi

Secondo la Straż Graniczna ci sono 14 immigrati ricoverati in ospedale per diverse patologie, 523 tentativi di introduzione illegale sono stati sventati Giovedi scorso mentre dal Agosto 2022 sono stati rimandati oltre confine circa 15.000 immigranti clandestini.

Lungo i km al confine con la Bielorussia, è in vigore lo ‘Stato di Emergenza’ che impedisce l’accesso all’area a tutti. Lo stato di emergenza è stato prorogato dal Parlamento polacco.

Secondo le opposizioni, non ci sarebbe motivo di avere ed estendere lo stato di emergenza fatto solo per coprire le attività delle autorità al confine.

Unione Europea: accoglienza e basta

Intanto, 12 ministri dell’Interno della Unione Europea (non c’è l’Italia) hanno chiesto alla Unione Europea di intervenire nella gestione di questa crisi.

Ovviamente non secondo i parametri dell’attuale gestione della Unione Europea che sarebbe di far entrare tutti senza se e senza ma, ma piuttosto di sostenere lo sforzo di contenimento di queste nazioni di confine.

Tra le altre cose, è stato ben evidenziato che si dovrebbe ereggere delle barriere con fondi della Unione, visto che qui si parla di ‘confini europei’.

I Paesi firmatari di tale missiva sono Austria, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceka, Danimarca, Estonia, Grecia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Polonia e Slovacchia. Non c’è l’Italia che non ha problema di immigrazione incontrollata.

La politica della Unione Europea attualmente guidata, però, non prevede di finanziare nessun ‘muro’. Anzi prescrive di attivare varchi da cui vagliare le richieste degli immigranti e, certamente poi, distribuirli nei Paesi membri.

E’ per questo che i Paesi confinanti hanno già dato il via alla costruzione di tali barriere con fondi nazionali.

In Lituania è in costruzione una barriera di 500km al confine con la Bielorussia; la Polonia farà altrettanto con una rete alta 2,5mt sul modello di quella eretta in Ungheria; la Grecia ha costruito la propria di 40km al confine con la Turchia.

Al confine con la Bielorussia, raccontano le cronache, però i soldati di Lukashenko tagliano le maglie delle reti per permettere il deflusso degli immigrati entro gli altri confini nazionali.

Ecco perchè da diversi stati sta emergendo la ‘necessità’ di ereggere barriere più consistenti e non semplici reti metalliche.

Così, mentre i progressisti d’Europa insistono nel voler distribuire tutti gli immigrati che arrivano nei Paesi della EU lanciando un messaggio di disperata speranza a coloro che vogliono partire, gli stessi si trovano poi bloccati nel limbo di una terra di nessuno, con i bruxellisti a ‘piangere’ dentro i loro uffici.

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