Confini: la Polonia ‘denunciata’ da Amnesty International

Al confine bielorusso-polacco continua l'arrivo illegale di immigranti. Amnesty International ha denunciato la Polonia. Che invece continua a presidiare i confini nazionale.

WARSZAWA – Situazione di tensione che ancora non cessa al confine con la Bielorussia, nazione accusata di favorire il transito di immigrati spingendoli verso l’Europa tramite Lituania, Lettonia e Polonia.

Mentre il flusso di immigrati, la maggior parte del Medio Oriente ed ora afghani, non pare diminuire, adesso intervengono le onnipresenti ong per fare pressione sui governi.

E’ il turno di Amnesty International che ha fatto una ‘indagine digitale 3D‘ scoprendo che una trentina di immigranti che erano entrati illegalmente nel territorio polacco e sono stati rimandati indietro verso la Bielorussia da cui provenivano.

La rotta di immigrazione illegale dall’Afghanistan verso l’Europa

Secondo la ONG, però, gli immigrati una volta oltrepassato fisicamente il confine, avrebbero dovuto automaticamente essere accolti dalla Polonia.

Questo in osservanza alle leggi internazionali che permettono a chiunque di fare domanda per asilo politico non appena mettono piede nel primo centimetro quadrato di un territorio. Una cosa che per esempio fanno gli immigranti in Italia, dalle navi della Capitaneria a Lampedusa.

L’Amnesty ha fatto ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con cui pare abbiano contatti molto frequenti. La CEDU ha accolto tale ricorso indicando che la Polonia ha ‘fallito’ in diversi articoli della Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo (del 1954).

In pratica secondo la CEDU e la Amnesty, i 32 immigranti entrati formalmente illegalmente nel territorio polacco, devono avere il diritto di rimanere, essere alloggiati e messi nelle condizioni di chiedere la permanenza nel territorio come ‘richiedenti asilo politico‘.

Porte aperte: non si può respingere nessuno

Il respingimento, secondo CEDU e Amnesty non è legittimo perchè chi si presenta per la richiesta di asilo politico, non può essere rimandato indietro se indica che il suo rientro nella sua Patria può comportare rischio di morte, torture e simili.

La Polonia, nell’area oggetto di questa crisi ha, prudentemente, dichiarato lo ‘stato di emergenza‘ che le permette di poter intervenire anche non seguendo questo ed altri regolamenti.

Nell’area di confine con la Bielorussia, con circa 200 cittadine, come citato dalla Reuters, per una estensione di 3km non è possibile entrare, filmare, fotografare. Questo anche per i giornalisti.

La decisione del governo polacco che è stata in prima battuta stabilita per una durata di 30 giorni (dal 7 settembre), è supportata dal Parlamento, in una decisione quindi assolutamente in linea con la democrazia rappresentativa. E’ ipotizzabile che lo stato di emergenza sarà prolungato anche oltre.

Secondo il Ministro dell’Interno Mariusz Kaminski, citato da Euronews, ci sono stati 9.400 tentativi di ingresso illegale in Polonia. Di questi, 8.200 sono stati sventati con il rientro degli immigranti nei territori di provenienza. Altri 1.200 sono invece in arresto per appunto ‘ingresso illegale’.

Sempre secondo il Ministro, da alcuni controlli fatti nei telefoni degli arrestati, è emerso che alcuni avevano materiale che ne dichiarava il passato da fuorilegge e qualcuno anche con legami terroristici.

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