Il “Pałac Saski w Warszawie” potrebbe essere ricostruito entro il 2028

Secondo un progetto governativo, la centralissima piazza Piłsudski potrebbe rivedere il 'Palazzo Sassone', distrutto durante la 2^GM. Ovviamente, ci sono critiche al progetto

WARSZAWA – Un progetto di ricostruzione del Pałac Saski o, in italiano, Palazzo Sassone, potrebbe vedere la luce nei prossimi mesi.

E’ quanto si apprende dalla stampa polacca riportata anche a livello internazionale (l’inglese “The Times“, per esempio) per cui il Presidente Duda ha firmato un decreto per mettere mano alla ricostruzione di questo palazzo distrutto durante la II GM, assieme alla maggior parte della città di Varsavia.

Secondo quanto riportato, con un progetto del valore di circa 500mln €, si vorrebbe ricostruire questo palazzo, al centro della città in piazza Piłsudski dove è attualmente presente il monumento al Milite Ignoto.

Secondo il progetto, in ricostruzione dovrebbe essere anche palzzo Brühl, ovviamente buttato giù durante la guerra mondiale.

Il Palazzo Sassone fu costruito nel 1666, ristrutturato nel 1842 ed è sempre stato il quartier generale della Forse armate polacche dopo la I^ GM. Il vicino palazzo Brühl, anche lui fu completato nel 1642 ed era una residenza civile.

Ambedue furono distrutti dall’esercito tedesco dopo la ‘rivolta di Varsavia’ come atto di ritorsione.

Le due costruzioni sono insediate al posto di una pre-esistente cattedrale della Chiesa Russo-Ortodossa, la cattedrale Alexander Nevsky, alta ai tempi circa 70mt e che fu smantellata dopo l’indipendenza della Polonia dal controllo dell’Impero Russo.

Secondo la Storia, proprio nel Palazzo Sassone, durante gli anni 1930-37, tre matematici polacchi, Marian Rejewski, Jerzy Rozycki and Henryk Zygalski, riuscirono a decifrare il ‘codice Enigma’, ovvero il sistema di comunicazione ultre-segreto dell’esercito tedesco. Questo diede, molto probabilmente, una spinta per la vittoria degli Alleati contro i Tedeschi.

Secondo il Ministro della Cultura, Eredità Nazionale e Sport, Piotr Gliński, tale progetto è ‘l’ultimo passo verso la ricostruzione di Varsavia dopo la distruzione patita durante la 2^ GM”.

Secondo lo stesso Ministro, il progetto avrà come obiettivo con la ricostruzione, anche la riqualificazione di circa 75.000mq di area circostante.

Critiche: “costa troppo”; “meglio vuoto che pieno”

Ovviamente contro questo progetto si sono sollevate le critiche dell’opposizione e di qualche architetto probabilmente di opposizione pure lui.

Da un lato c’è un richiamo, per così dire, culturale: per gli intellettuali di tale specie, mantenere quel posto vuoto, con le tracce della distruzione, sarebbe la cosa corretta per ricordare il maleficio della Guerra.

Secondo quanto riportato del The Times, la regista polacca Agnieszka Holland ha dichiarato che (nella vacuità della piazza, ndr) non c’è miglior monumento nella storia della Polonia che possa dare chiaramente il senso della tragedia della storia.

Un suggerimento che ha ovviamente il suo valore. Solo che in tal modo e per iperbole, bisognava lasciare Varsavia distrutta integralmente come fu, rasa al suolo, dai tedeschi.

Varsavia rasa al suolo

Dall’altro lato, il richiamo è all’elevato costo di tale progetto specialmente in un periodo di post-pandemia che richiede denari per altro.

Eppure, dagli USA alla EU tutti stanno spingendo per ‘infrastrutture’ per dare lavoro: ricostruire un palazzo di tale portata, non è ‘dare lavoro’?

Peraltro, nel 1984 anche il distrutto Palazzo Reale nella ‘stare miasto’, la città vecchia, fu ricostruito dopo la distruzione persino utilizzando fondi da raccolte pubbliche.

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