Polonia in EU? Non ad ogni costo

Il Ministro della Giustizia, Zbigniew Ziobro ha dichiarato che la Polonia vuole stare in EU: ma non ad ogni costo. Indicando la indisponibilità di questo governo a sottomettersi ai diktat del governo nominato della Unione Europea

Giudici della Corte Suprema polacca

WARSZAWA – Secondo quanto riportato dal Financial Times, il Ministro della Giustizia, Zbigniew Ziobro, avrebbe “minacciato” di una possibile uscita della Polonia dalla EU se continua il bullismo dei poteri burocratici di Bruxelles contro il legittimo Stato polacco.

Al quotidiano Rzeczpospolita citato da FT, Ziobro ha dichiarato che concedere a Bruxelles di poter ampiamente intervenire nella gestione normativa della Polonia, potrebbe portare ad una sempre più ampia interferenza esterna nella gestione della politica polacca.

Bruxelles ha “una mentalità colonialista” ha detto il Ministro. Ciò significa che ‘la Polonia vuole rimanere nella EU: ma ciò non significa ad ogni costo‘.

Legge contro Democrazia: burocrazie contro parlamentarismo?

La questione è, da un lato complessa perchè la EU vuole imporre il rispetto delle sue norme che, essa stessa, giudica superiori rispetto alle decisioni democratiche dei singoli Paesi aderenti.

Dall’altro lato è una questione semplice perchè, la Polonia in questo caso, naturalmente dichiara il valore delle proprie regole attivate tramite il processo politico attualmente considerato il migliore: le elezioni democratiche.

Di mezzo c’è il fatto che la Polonia nell’entrare dentro la comunità “Unione Europea” dovrebbe accettare che le sue leggi non valgono di fronte alle decisioni della Corte di Giustizia Europea (CJEU).

Tale CJEU, ha il compito di interpretare e far applicare ‘la legge’. Una cosa che si può condividere certamente per avere uniformità di comportamenti e leggi in un territorio “omogeneo”.

Ma che però si scontra con un aspetto non secondario: i singoli Paesi hanno tradizioni, norme, visioni e un sistema effettivamente democratico che non può essere negletto.

Soprattutto nella considerazione che la Unione Europea non è un organismo ‘democratico’ per uno dei maggiori vizi di tale costruzione: il Parlamento, che è la sede massima di espressione di rappresentanza democratica, non può sfiduciare (e quindi mandare a casa) la ‘Commissione’, cioè il governo della EU.

Segno questo che il ‘governo’ EU è legittimato da altri ambiti che non è la Rappresentanza Democratica Parlamentare.

La ‘Rule of Law’: concetto da modificare secondo le convenienze

L’effettivo oggetto di ‘discussione’ è la modifica sulla gestione della Alta Corte di Giustizia polacca (la corte costituzionale) e del sistema di verifica dell’operato dei giudici.

Secondo la Corte Europea, sollecitata dalla Commissione Europea, tali procedure si oppongono al concetto della ‘Rule of Law‘, cui dice di conformarsi la Unione Europea.

Spiegare compiutamente cosa è la ‘Rule of Law’ non è facile. Neanche gli esperti, generalmente avvocati e giudici stessi, sono capaci di spiegare senza dubbi cosa è la ‘The Rule of Law’. Che in linea di massima significa che ‘nessuno può essere giudicato se non in forza di una legge esistente e che tutti sono uguali davanti alla legge’.

Ma se questa è la teoria, in pratica il riferirsi alla ‘The Rule of Law’ è diventato, specie negli ultimi anni, terreno di scontro.

Perchè da un lato i ‘progressisti’ allargano il concetto per inserire sempre nuovi ‘diritti’ secondo la propria visione; dall’altro i ‘conservatori’ ritengono che anche la giustizia debba essere emanazione della volontà popolare che si esercita tramite il Parlamento.

Tra l’altro, secondo la prima visione ‘progressista’, tali ‘valori’ si modificano secondo non tanto la volontà popolare espressa nella elezioni, ma secondo il sentimento della ‘pubblica opinione‘, concetto vago che si poggia su minoranze organizzate che emergono pubblicamente.

The Rule of Law in altri termini: i ‘progressisti hanno deciso autonomamente ci sono ‘valori’ che non possono essere discussi, i ‘conservatori’ rimettono questi al Parlamento che rappresenta la Popolazione.

Magistrati: una casta che perde stima nel Mondo

Di mezzo stanno i giudici che stanno perdendo sempre più la stima e la considerazione della gente per essere una ‘casta’ privilegiata che con la scusa della ‘indipendenza’ pensa di potersi permettere la qualunque.

In Polonia la ‘lustracja’ è stato un processo che ha cercato di liberare i gangli della pubblica amministrazione dalle vecchie incrostazioni post-comuniste. Tra queste anche i vertici della magistratura la cui provenienza era ovviamente legata alla fedeltà al passato regime comunista.

Per questo, nel tempo, norme che hanno cercato di rapportare la società al XXI secolo. E tra queste, esempio, la modifica della età per la pensione per i ranghi dei giudici supremi che ha fatto gridare allo ‘scandalo’ per cui giudici di 70 e passa anni, magari di formazione, nomina e carriera comunista, dovevano ancora rimanere ai loro posti di comanda pur magari dimostrando un atteggiamento ‘divergente’ rispetto la società. Un avvio al cambiamento fatto dal PiS all’arrivo al potere nel 2015.

E che ha dato il via a ciò che è stato definito ‘bullismo’ della EU verso la Polonia.

Anche le norme ‘ disciplinari’ verso i giudici sono state additate dalla EU per cui i giudici non sarebbero più ‘indipendenti’.

Esempio sulla stampa è raccontato, tra altri, il caso del giudice tale Dorota Zabludowska che è stata soggetta a ‘verifica disciplinare’ perchè insignita di un premio in memoria dell’ex sindaco di Gdansk, Pawel Adamowicz, ucciso durante una manifestazione nel 2019.

Il caso del magistrato Zabludowska ha fatto discutere perchè è sembrato un atto di censura sulla libertà di parola.

In realtà, invece, ha ampiamente senso impedire che un magistrato si schieri apertamente per una o altra parte. Immaginate un giudice che salga su un palco a supportare una marcia di un movimento nazionalista? Sarebbe immediatamente bollato come inaffidabile, preconcetto e via dicendo. Se però sale su un palco ‘liberal’, è ammesso: anzi, è premiato.

Il caso Italia: giudici corrotti, corruttori e politicizzati

Un fattore molto presente in Italia dove la corruzione dei giudici ha raggiunto livello forse immaginati ma mai provati, dove i magistrati hanno il solo ed unico scopo di fare carriere e soldi, che fanno non attività giudiziaria ma politica decidendo quali politici e ministri indagare secondo le proprie preferenze partitiche.

Giudici che lasciano i tribunali e si infilano, ancora più pagati, nei Ministeri da cui cercando di guidare la società per convenienze proprie ed interesse personale.

Una casta che è immune da ogni responsabilità e che si ‘autogoverna’ e dove oggi serve addirittura un referendum popolare per cercare di riportarli dentro un minimo di regole rispettose della democrazia.

Polonia fuori EU? Probabilmente no. Anche perchè…

Ma davvero la Polonia potrebbe uscire dalla Unione Europea? E’ molto difficile per diversi motivi, interni ed esterni.

Prima di tutto, i burocrati della EU non la possono cacciare. Ma soprattutto i polacchi sarebbero molto, ma molto restii a separarsene.

L’essere parte della EU ha permesso, specie durante la presidenza del pro-EU Donald Tusk, di avere molti soldi spesi benissimo in infrastrutture e che hanno rivitalizzato il Paese. E poi il sistema Schenghen che, prima della pandemia, permetteva la liberissima circolazione e stabilimento nei 27 Paesi EU ha permesso uno stimolo alla società ed alla economia polacca mai vista prima.

Quindi che la Polonia esca dalla EU non è facile. Certo, Ziobro che è peraltro esponente non del PiS ma di un partito della coalizione (Solidarna Polska), ancora più euroscettico e nazionalista.

D’altra parte, la EU sta cominciando a far valere il potere dei soldi e minaccia di non dare fondi alla Polonia, cosa altrettanto complicata per il sistema di regole della EU. Però, adesso, per esempio, ha dilungato a settembre il rilascio dei fondi del Next EU Generation, cioè i fondi stanziati per le politiche post-covid19.

Peraltro, difficilmente a livello geo-politico la Polonia sarebbe lasciata fuori dalla EU.

Intanto per lo stretto legame ligistico con la Germania, a cui la Polonia cede una grandissima parte della propria produzione, usata poi dalla Germania per la fase finale e successiva commercializzazione.

Certo, l’uscita della Polonia potrebbe fare la felicità di Francia (in primis) ed anche Italia, che potrebbero subentrare come fornitori principali dell’industria tedesca. Ma i legami ‘post-prussiani’ tra Polonia e Germania, pur se spesso messi sotto pressione, esistono.

E poi è probabile che gli stessi USA non permetterebbero una uscita dall’influenza EU che rischierebbe di avvicinare i Paesi della CEE (Central East Europe) se non alla Russia con cui c’è un serio problema di relazioni sociali e storiche, ma alla Cina che è alla ricerca di partner in Europa.

Lotta tra Sistema e Nazione: uno super-stato alle porte?

Così la lotta del sistema di Bruxelles contro la indipendenza (oggi) della Polonia, è più ampio.

E non si tratta di ‘Rule of Law’ che è solo lo specchietto delle allodole per creare un diversivo ed un ‘casus belli’, ma del prossimo futuro.

Se la Polonia cede sulla linea di demarcazione del valore superiore della proprie leggi emanate democraticamente dal suo Parlamento dando supremazia alle decisioni della Commissione e dei suoi referenti, la Unione Europea deborderà pretendendo di legiferare su tutto.

Dalle porte aperti agli immigrati (uno dei primi problema su cui Polonia e Merkel si sono scontrati) ad un sicuro tentativo di appropriarsi di sempre più ampie fette della tassazione nazionale per dotarsi, la EU, di fondi propri ed agire come super-stato senza dare conto agli Stati Nazionali da cui oggi dipende per il bilancio.

E già si sta dotando di un ‘suo’ esercito europeo.

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