Nord Stream 2: gasdotto quasi finito. La Polonia, tagliata fuori, commina mega multa a Gazprom

La Polonia si trova presa tra due fuochi.. di gas. Il NordStream2 porta la Germania a diventare un hub potente per la distribuzione del gas in Europa. Il prezzo potrebbe allora aumentare mentre la EU chiede di ridurre le emissioni di gas CO2

I percorsi del NordStream e del NordStream 2 che dalla Russia arrivano direttamente in Germania

BERLIN/WARSZAWA/MOSCOW – Il Nord Stream 2, il gasdotto ‘gemello’ del Nord Stream, è quasi pronto. Si stima che rimanga solo il 10% dei lavori prima che possa entrare in funzione.

E, con la messa in funzione del collegamento, la Germania potrà beneficiare direttamente del gas prodotto in Russia nella zona di  Ust-Luga per arrivare a Greifswald, appunto in Germania.

L’arrivo del gas prodotto dalla russa Gazprom permetterà una maggiore autonomia della Germania nell’importante mercato energetico, posizionandola come uno dei maggiori hub di distribuzione di risorse energetiche in Europa.

Un processo che non piace a molti Paesi, con in testa gli USA che hanno sempre visto questo avvicinarsi della Germania alla Russia come un rischio.

E perchè permette alla Russia un maggior condizionamento delle politiche europee in contrapposizione gli USA che stanno, da tempo, cercando di imporre l’acquisto di ‘shale gas’ da loro prodotto.

Polonia presa tra due… gas

Questa situazione è delicata per la Polonia.

Da un lato, la storica diffidenza verso la Russia non permette alla Polonia di venire facilmente a compromessi con quel governo, pur se ad oggi il gas fornito dalla Russia è parte importante dello stock energetico della Polonia stessa.

Infografica sulle condutture di gas tra Europa e Russia /Est (fonte:euractiv.com)

Dall’altro, gli stretti legami con gli USA, diventati il ‘padre protettore’ della Polonia dopo la fuoriuscita dal blocco sovietico negli anni ’90, impediscono altre prese di posizione se non lo stare vicini alle scelte americane.

Da parte loro, proprio gli USA con il CAATSA, approvato dal Congresso, hanno avviato un programma di sanzioni anche contro la Russia proprio per la protezione dei propri interessi energetici.

Un livello di sanzioni e minacce di sanzioni orientato ad impedire il completamento degli ultimi circa 200km, su un totale di circa 1230km nel percorso Russia-Germania.

Ad esempio, nel 2019 la svizzera AllSeas Group SA ha mollato la commessa di posa dei condotti nella parte danese del Mare del Nord, lasciando ai russi il compito di trovare una soluzione alternativa.

In tal modo gli USA cercano di metter i bastoni tra le ruote ai prodotti energetici russi aprendo il loro mercato.

Proprio in questo settore, esempio, la Polonia ha firmato durante la presidenza Trump, un contratto ventennale proprio per l’acquisto di shale gas americano e che quindi dovrebbe metterla al riparo da shock di fornitura energetica.

Specialmente adesso con la ‘svolta verde’ imposta dalla EU che in Polonia significa la rinuncia al carbon fossile.

Non bisogna dimenticare infatti la politica della EU di riduzione della CO2 al 40% rispetto ai livelli del 1990.

Un traguardo che ovviamente metterà sotto pressione le Nazioni che fanno più riferimento all’utilizzo di fossili per la produzione di energia, come è la Polonia.

Secondo uno studio rilasciato dalla stessa NordStream2, l’uso di gas comporterebbe una contribuzione del 14% per l’abbattimento della soglia di inquinamento CO2 come richiesto dalla EU proprio perchè il gas emette il 50% in meno di inquinamento rispetto alla CO2

Le attuali emissioni di CO2 nell’UE si attestano a circa 4.452 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (per il 2015), ovvero circa il 22% al di sotto dei livelli del 1990.

Ciò sta mettendo l’UE sulla buona strada per superare il suo obiettivo 2020 di una riduzione del 20% rispetto al 1990.

Tuttavia, per quanto riguarda gli obiettivi 2030 di una riduzione del 40%, l’Agenzia europea dell’ambiente prevede un rallentamento del ritmo di riduzione delle emissioni.

Il che significa che è probabile che l’UE non raggiunga l’ambizioso obiettivo di riduzione senza intensificare i suoi sforzi.

Secondo uno studio PWC, l’UE dovrà decarbonizzare al 3,1% all’anno (misurato in tCO2 / PIL) per raggiungere il suo obiettivo di riduzione del 40% entro il 2030.

Questo è più veloce della “corsa al gas” del Regno Unito negli anni ’90 o della ristrutturazione della Germania dopo la riunificazione.

Nonostante le politiche esistenti dell’UE per affrontare il cambiamento climatico, dovrà ancora “trovare un altro ingranaggio”.

(fonte: nord-stream2-com)

Berlino europeista ma, di più, “germanista”

Così, mentre Berlino va avanti per la sua strada, con uno strano ‘doppio gioco’ dichiarando che le sue sono solo ‘politiche commerciali‘ che non mettono in dubbio la propria ‘fedeltà’ alle strategia della Unione Europa, gli altri Stati si trovano a balbettare cercando ognuno di trovare il proprio equilibrio geopolitico.

La Polonia si trova incagliata purtroppo in questa condizione di voler/dover fare la voce grossa contro la Russia ma, nello stesso tempo, di vedere la confinante Germania che diventa un colosso europeo nella distribuzione di prodotti energetici.

Pur se sia la società NordStream2 che i tedeschi mettono in evidenza come la pipeline servirà all’approviggionamento energetico di tutta la Europa, è evidente la possibilità che domani la Polonia, invece di comperare direttamente il gas dalla Russia, dovrà comperarlo dalla Germania in cui i russi stanno fecendo arrivare il proprio gasdotto.

Ed i prezzi, solo per rimanere a quelli e non ad altri ricatti come si è già delineato, non sarebbero come acquistare direttamente dal produttore. Un fattore sottolineato dal ‘watchdog’ polacco sulla concorrenza.

Per la Polonia, Gazprom ha posizione dominante

La battaglia della Polonia contro NordStream2 oggi passa per l’ufficio polacco di difesa del consumatore e della concorrenza, l’UOKIK, che ha imposto una multa record di 26 mld pln (circa 6.5mld€) a Gazprom ed altri 234mln pln (circa 53mln€) alle altre 5 compagnie che partecipano all’impresa.

Una cifra record, pari al 10% del fatturato annuale di Gazprom. Una sorpresa anche degli uffici della Unione Europea che hanno dichiarato, forse al modo di Ponzio Pilato, di ‘non essere a conoscenza dei dettagli del piano“.

Secondo l’Uokik, che indaga sulla questione NordStream dal 2016, la concentrazione commerciale e finanziaria tra Gazprom ed altre 5 aziende, porta ad una posizione dominante che mette a rischio la Polonia che ha nella Gazprom una dei maggiori fornitori di energia.

Le società del gruppo

L’elemento fatto risaltare da Uokik è che l’accordo tra queste società, normalmente concorrenti nel mercato della fornitura di energia, è di tipo finanziario. Cioè i capitali per NS2 vengono da queste società e non da, esempio, fondi nazionali russi o banche commerciali.

Una tale procedura, sempre secondo Uokik, indica una concentrazione e situazioni di monopolio inaccettabili.

Senza la partecipazioni di queste aziende, il Nord Stream 2 non avrebbe potuto operare nella costruzione del condotto che, molto probabilmente, non si sarebbe potuto costruire‘ ha detto Tomasz Chróstny, Presidente dell’ UOKiK.

Da ciò l’invito a retrocedere dai lavori, a sciogliere la NordStream2 e quindi riportare il mercato nella condizione precedente ritenuta di maggior equilibrio.

Secondo l’ufficio polacco, le aziende coinvolte non solo non hanno fermato le operazioni segnalate ma hanno, piuttosto, continuato nella loro pratica sotto altra forme e senza avvisare le autorità anti-monopolio polacche.

La Gazprom e le altre aziende del ‘cartello Nord Stream2″ hanno ora 30 giorni di tempo per aderire alla sanzione emessa dall’Uokik.

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