La Germania minaccia la Polonia: di nuovo?

Continua la partita a scacchi tra la Merkel e Polonia ed Ungheria. La Germania minaccia di andare avanti a '25'. La Polonia (ed Ungheria) di attivare proprie politiche monetarie nazionali

BERLIN/BRUXELLES/WARSZAWA – E’ sempre il bilancio europeo ed il cosiddetto Next Generation Plan a tenere banco in Europa in queste ultime ore.

A questo tavolo di scacchi, le parti sono oggi piuttosto chiare.

Da un lato Polonia ed Ungheria che, forti della propria sovranità, hanno rigettato nel campo avversario la mossa dei burocrati di Bruxelles si legare la concessione di fondi europei al cosidetto ‘Stato di Diritto’, ovvero una concezione sostanzialmente vaga della gestione delle norme e delle leggi, ricalcata sul modello della Civil Law anglosassone (le leggi le fanno i parlamenti ma poi l’applicazione pratica dipende della decisioni dei giudici e dalla loro giurisprudenza in tal modo praticamente limitandio fortemente la funzione legislativa parlamentare).

Dall’altro Angela Merkel, la teutonica deus ex machina dei processi decisionali in Unione Europea che ha minacciato la Polonia e l’Ungheria: se entro mercoledi 9 dicembre, non decideranno (ovvero toglieranno il veto al Bilancio Europeo), la EU andrà avanti a “25” ovvero con la cosiddetta ‘cooperazione rafforzata’ tra tutti gli Stati EU ed escludendo i due Paesi di Visegrad.

In ballo soldi e (forse) futuro di questa EU?

La situazione è complessa perchè se da un lato escludere la Polonia (ed Ungheria) dal Recovery Plan significa bloccare i finanziamenti extra per queste due Nazioni, dall’altro il blocco del Bilancio EU mette in crisi la gestione dell’intero sistema europeista.

Senza dire che un ultimatum del genere spinge i Paesi della CEE (Central European Economy) a guardare con forte diffidenza alla incursioni della Unione Europea all’interno del sistema democratico nazionale.

D’altra parte, forse alla Merkel non ha ben chiaro che, se è vero che c’è una Unione con regole, è altrettanto chiaro che non c’è una ‘Federazione’ di Stati o una sorta di Repubblica Democratica d’Europa.

E cambiare le regole a partita già iniziata, rischia concretamente di far finire la partita prima del tempo

I diversi trattati che regolano la ‘convivenza’ tra i Paesi del Continente Europeo traggono la loro origine e linfa da patti di collaborazione economica, energetica, logistica, libero movimento di merci e persone (dalla Ceca alla EEC, la Comunità Economica Europea).

Lo spingere verso una sorta di Stati Uniti d’Europa non può essere fatta con ricatti, modifiche di trattati, interpretazioni di leggi, supremazia della Corte di Giustizia Europea, organo più nebuloso che le corti nazionali.



Cosa accadrà adesso?

Difficile da dire. Sulla scacchiera i “pezzi” si muovono. Dalla Germania è arrivata a Polonia e Ungheria questo ultimatum.

Ma un ultimatum in forma di minaccia, generalmente non porta a grandi risultati.

Ovvio che i governi di Polonia ed Ungheria perderebbero completamente credibilità verso la propria popolazione (che li ha eletti) in caso di cedimento per paura.

Quindi potrebbe essere che la risposta sarà un arroccamento nelle proprie posizioni.

Ci sono poi le contromosse dell’Europa centrale.

Da valutare anche la posizione degli altri due Paesi del gruppo di Visegrad4, Repubblica Ceka e Slovacchia.

Non è certamente difficile pensare che i governi di Polonia ed Ungheria stiano in contatto per portare queste due altre Nazioni sulla posizione di polacchi ed ungheresi sul veto al bilancio.

Ed altre mosse sono state fatte.

Dal governo polacco, esempio, è stato avanzata la richiesta di verifica e sanzione per le politiche fiscali scorrette attuate dall’Olanda nei confronti degli altri Stati.

Un annoso problema che vede l’Olanda come Paese ‘paradiso fiscale’ in cui molte aziende si collocano per avere benefici pur avendo produzioni e commercializzazioni negli altri Paesi d’Europa.

Politica interna dei Paesi “non euro”

Accanto a ciò, ci sono anche ampi margini per attuare politiche interne anti-cicliche.

La Polonia, ma probabilmente anche l’Ungheria, ha per esempio già dichiarato di essere pronta a far intervenire la propria Banca Centrale per sostenere il bilancio nazionale ed i fondi necessari a ricostruire le basi economiche intaccate dalla pandemia.

Sia Polonia che Ungheria, infatti, non sono (furbescamente?) entrate nel Sistema Euro Currency potendo ancora contare su una della massime espressioni della sovranità nazionale: una propria Banca Centrale.

Ciò permetterebbe di emettere titoli sul mercato obbligazionario statale e quindi cercare di avere la liquidità necessaria.

Che è praticamente la stessa cosa che dovrebbe fare la Banca Centrale Europea: emettere titoli, prendere del denaro e prestarlo (in parte a titolo non oneroso) ai vari Paesi della EU.

I quali in cambio di questo famoso ‘MES’ espresso nelle varie forme di Recovery Fund, Next Generation, ecc ecc, sarebbero poi costretti a fare piani di intervento autorizzati da Bruxelles e comunque ripagare i prestiti nel prossimo futuro.

Certo, una tale prospettiva metterebbe in crisi il sistema europeistico come lo sognano tra Parigi e Berlino che sono l’attuale centro di controllo della EU.

Non resta che aspettare fino a domani.

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