Il CCC, museo di arte contemporanea, sotto accusa di ‘omofobia’

Il Ujazdowski Castle Centre for Contemporary Art ed il suo direttore Piotr Bernatowicz sotto accusa per un'opera d'arte che è definita 'omofoba'. Quando la trasgressione deve essere "politically correct"

WARSZAWA – Accuse di ‘omofobia’ per il direttore del Ujazdowski Castle Centre for Contemporary Art, Piotr Bernatowicz.

Il fatto è legato, come indicato su Artnet News (vedi), all’acquisto di alcune opere d’arte, come poi riportato da Gazeta Wyborcza, nella non osservanza delle procedure autorizzate dal Ministero.

Il quale ministero aveva dotato il museo di 2mln pln (circa 450.000€) per l’acquisto di alcune opere d’arte, per lo più designate dal precedente direttore.

Il castello dove è allocato il muse di Arte Ujazdowski

Il Ujazdowski Castle Centre for Contemporary Art, come si legge nel proprio sito, è uno dei centri d’arte più prestigiosi della Polonia.

Ospita diversi programmi con esibizioni, performance e programmi vari, comprese proiezioni di film e mostre residenti.

E’ allocato un un castello al centro di Varsavia e circondato da un parco. 

Con l’arrivo del nuovo responsabile appunto Piotr Bernatowicz, qualcosa è cambiato.

Ma il problema non è forse tanto legato con le procedure ma piuttosto al fatto che, accanto a quanto previsto, è stata acquistata anche questa discussa, dal mondo di sinistra e attivista LGBT+, opera di Jacek Adamas dal titolo ‘Tonfa’.

Dove è lo scandalo?

La critica, a quanto pare non artistica ma politica, viene dal fatto che il “tonfa” è il manganello con manico che usano, spesso, le polizie del Mondo per ‘aggredire’ i manifestanti.

L’atto ‘politico’ di Adams è stato quello di collegare il ‘tonfa‘ all’arcobaleno, il simbolo aggregato ed accettato della comunità mondiale LGBT+.

il tonfa è il manganello usato dalle polizie mondiali per ‘riportare l’ordine’ durante le manifestazioni. Adams ha visto nelle manifestazioni LGBT+ il rischio di una volontà di imposizione con la forza della propria ideologia

Ciò, nella visione degli attivisti gay & co, e fors’anche nella visionarità dell’autore, vuole evidenziare il rischio di ‘martellamento’ e ‘violenza’ insito nella pratica politica operativa del movimento LGBT+ che vuole imporre, con la ‘forza’, la propria ideologia.

Provocare è solo sinistro?

L’elemento che forse però risalta più in questa storia è come, anche nell’arte, ci sia ‘arte di serie A’ e ‘arte di serie B’.

E’ universalmente riconosciuto che l’arte debba creare sorpresa, polemiche, sbigottimento. E provocare.

Migliaia sono gli esempi di provocazione.

Dalla ‘merda d’artista” dell’Italiano Piero Manzoni a tutto il resto della libertà di espressione dove la ‘provocazione’ è addirittura ritenuta la massima libertà di espressione.

Ma, a quanto emerge, anche nella libertà di espressione e provocazione, deve vigere il politically correct. Orientato a sinistra.

Così, un cavallo con il cartello INRI (Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum) ha assoluto spazio ed applausi pur se violenta miliardi di cristiani.

Immagine tratta da artspecialday.com

Farlo, pubblicarlo, esporlo, comperarlo è giusto, è ‘progressista’

Se invece un artista si premette, poco poco, di evidenziare come la comunità LGBT+ sia costantemente in guerra con la maggioranza silenziosa non per affermare il proprio diritto a fare le proprie scelte ma per avere il diritto di infondere le proprie visioni nella società, allora la sollevazione è garantita.

D’altra parte, la differenza è proprio questa: una minoranza organizzata fa più ‘casino’ di una maggioranza silenziosa.

LGBT+ e Polonia: relazione difficile

In effetti, il rapporto tra la pratica e la politica LGBT+ in Polonia si intreccia, e non bene, da tempo.

Ultime sono state le accuse al Presidente Duda, neo ri-eletto, di avere una visione tradizionale della Vita e della Famiglia che mette ai margini la comunità LGBT+.

A Duda è stato attribuita la volontà di agire in senso legislativa per attivare una ‘Carta della Famiglia’ che sia favorevole verso la famiglia (diciamo per capirci) Tradizionale rispetto alle richieste di ‘matrimonio ‘ ed adozione di figli da parte delle coppie gay/lesbiche.

Ultimamente ha fatto eco l’arresto (e poi rilascio) di una attivista lesbica, Margot Szutowicz conosciuta meglio come Margie, che aveva danneggiato un furgone di proprietà di attivisti a lei contrati, anti-LGBT+.

Altra accusa è stata quella di avere contravvenuto alla legge che impedisce atti vandalici e offesa alla religione avendo adornato diverse statue con la bandiera ‘di guerra’ della comunità LGBT+

La statua di Nicolo Copernico personalizzata dai militanti LGBT+ a Varsavia

VIDEO – Una performance ‘live’ dell’artista proprio con a soggetto ‘Tonfa’

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