VARSAVIA – Con la conferma ufficiale della vittoria di Andrzej Duda nella competizione elettorale per Presidente della Repubblica, finisce per la Polonia il travagliato momento che ha legato assieme pandemia/paranoia per covid ed elezioni.

Un momento che è passato per la posticipazione dallo scorso 10 maggio, data ufficiale per le votazioni e persino per una ipotesi di ‘elezioni via posta’, ma che non ha ricevuto né l’attenzione né il passaggio parlamentare necessario per essere attuata.

Così i polacchi sono andati al voto ‘alla vecchia maniera’: scheda in mano e fila ai seggi. Con mascherina, si intende.

Duda winner at 2020 presidential election – Internet

C’è andato, secondo i dati rilasciati dall’ufficio elettorale centrale, il 68.12% dei polacchi aventi diritto, il secondo dato più alto di partecipazione alle elezioni dopo il crollo del regime comunista nel 1989.

Un numero non basso considerando che, anche in Polonia, è periodo di vacanze e che, alcuni analisti, indicano una motivazione maggiore per i sostenitori per lo sfidante di sinistra, visto dagli elettori della sua parte come un ‘impegno di sfida alla destra‘.

Alcune curiosità delle elezioni.

Il voivodato (la provincia) con maggior affluenza è stato Mazowieckie, ovvero dov’è Varsavia con il 73.80%.

In questo contesto, la Capitale ha avuto una affluenza del 77.40%, superata da Zagranica (79.56%).

Cittadini meno interessati a votare in Opolskie, confine con Rep Ceka, con il 59.92% ed il distretto di Krapkowicki con solo il 53.34%.

Tra le grandi città, Warszawa appunto avanti con il 77.40% seguita da Pòznan con il 75.43% e Gdańsk con il 74.93%.

Lublin, Katowice e Białystok invece le città con meno affluenza.

In generale, si è votato di più nei comuni con oltre 500.000 abitanti mentre nelle aree fino a 5.000 abitanti, l’affluenza è stata bassa.

Ma quale è stato il comune con il maggior ‘senso civico’? E’ stato Klwów, dalle parti di Lodz, in cui hanno votato il 94,83% degli aventi diritto (2.642 votanti su 2.786)

All’opposto, il comune di Lasowice Wielkie, tra Opole eCzęstochowa, in cui dei suoi 5.500 abitanti abilitati al voto, sono andati in 2.507: appena il 45,58%.

Duda non ha stravinto. Ma il polacchi chiedono stabilità

E’ vero: Duda non ha stravinto. Anzi, è arrivato davanti per un pelino. Una dimostrazione che il potere del governo, alla fine logora e quando dai proclami si passa ai fatti dell’aver governato, non tutti sono contenti.

In fatto di proclami, esempio, era avvantaggiato il candidato della sinistra, Trzaskowski, ostinatamente chiamato di ‘centro-destra’ moderata dai giornali Main Stream anche in Italia.

Rafal Trzaskowski, ex sindaco di Varsavia e sfidante, ha potuto infatti esercitarsi nell’antico gioco del ‘faremo’ piuttosto che dover rispondere del ‘fatto’.

Con un richiamo costante all’Europa ‘mamma benigna’, un richiamo ai ‘valori’. Al ‘volemose bbene‘ direbbero a Roma.

Sviluppo economico e benessere sociale: la domanda della gente

Ma con tutto ciò, la maggioranza dei polacchi (51.03% vs 48.97%, ovvero 10.440.648 polacchi contro 10.018.236) ha indicato che proseguire sulla strada dello sviluppo economico e sociale impostato dal PiS, il partito di maggioranza cui Duda fa riferimento, è la cosa migliore.

Certo, il Presidente della Repubblica in Polonia non è che goda di tanti poteri, delegati al Parlamento. Non è insomma come il Presidente della Francia, padre-padrone delle sorti della Nazione quando in carica.

In Polonia la funzione è più rappresentativa che altro, pur se gode del diritto di veto sul Parlamento, peraltro superabile con un successivo voto dei 2/3 del Sejim, la Camera Bassa del Parlamento.

Quindi né Duda potrà fare chissà che, né Trzaskowski avrebbe potuto fare poi grandi cose per intralciare il percorso di un Parlamento non di suo gradimento politico.

Ovviamente, però, la elezione di un Presidente ‘gradito’ alla maggioranza politica ed alla maggioranza dei polacchi, da più forza al percorso di governo attuale.

Che si caratterizza per una spiccata volontà di indipendenza dalle pressioni politiche ed amministrative da parte della Unione Europea a fronte invece di una Polonia che ha voglia di essere parte integrante del Continente Europa e dell’Occidente.

Sfida è l’economia. Ma non è messa male

La sfida ora, come tutti, sarà l’economia. La Polonia ha avuto un ‘miracolo’ nel riuscire a sollevarsi dai decenni del martirio del regime comunista. Un miracolo che la sta portando avanti, avvicinandosi al PIL europeo, che è il benchmark che viene tenuto d’occhio.

Lo ha fatto con la determinazione e la furbizia nell’utilizzare, da un lato tutti e bene i fondi strutturali europei; dall’altro mantenendo la propria moneta, lo zloty, che le permette indipendenza monetaria ed una forte flessibilità nei mercati. Pur se certamente sotto l’occhio controllore della BCE, la banca centrale europea.

Il covid, che ha steso come pugili suonati economie ben più solide, prima l’Italia, è stato meno possente il Polonia.

Ovvio un restringimento del PIL nazionale, ma la disoccupazione non è esplosa, le aziende non hanno calato le saracinesche, l’export non è cessato.

Questo anche perchè molto dell’economia polacca è legato alla amata/maledetta Germania.

Ed i tedeschi, furbescamente, non hanno massacrato la loro economia con lock down istigati da virologi più o meno confusi.

Tra i dati di previsione, la Polonia è una delle Nazioni EU che si riprenderà meglio e prima dalla recessione. Anche attirando aziende dall’estero.

Riunire città e campagne legate a visoni diverse della realtà

Un momento favorevole per il partito di governo, il PiS. Che, però, deve forse guardare con attenzione al divario nei voti raccolti: di più nella campagne e piccole città e meno nei centri urbani della piccola borghesia e dei giovani.

Verso questo ambito, l’attuale nomenklatura deve guardare, per guidare il Paese anche sotto l’aspetto dell’apertura a istanze di modernizzazione. Che non significa rinunciare alla propria visione di Nazione con sue tradizioni e valori ma, esempio, seguire il ‘trend’ verde e di energie meno inquinanti.

Cercare cioè di coniugare uno sviluppo tecnologico davvero in forte accelerazione e che, se seriamente seguito, potrebbe dare alla Polonia una ottima collocazione per gli sviluppi futuri.

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