No alla ricollocazione obbligatoria di immigrati illegali

Il governo polacco si oppone senza dubbi al ricollocamento obbligatorio degli immigrati arrivati in Europa. Una comunicazione ufficiale è stata inviata alla Commissione Europea. SI allarga il fronte della Nazioni contrarie alla ricollocazione obbligatoria

WARSAW – Con molta decisione, la Polonia ha ufficialmente comunicato alla Commissione Europea che si oppone al “ricollocamento obbligatorio degli immigrati irregolari in Unione europea“.

La richiesta era stata avanzata dagli Stati del Sud Europa, oggetto di arrivi illegali di immigrati e formalizzata dalla attuale presidenza della UE dal progetto ‘New Pact on Migration‘ sostanzialmente puntato sulla ‘solidarietà tra Paesi EU’, intesa come obbligo di accettare pro-quota tutti gli immigrati che arrivino in Europea.

La Polonia non ci sta

A confermare la decisione politica del PiS, il partito al governo, è stato ministro dell’Interno, Mariusz Kaminski, in conferenza stampa con il sottosegretario Bartosz Grodecki.

Voglio assicurare a tutti i polacchi – ha detto Kaminskiche il governo si oppone decisamente e risolutamente a qualsivoglia ricollocamento di migranti illegali nel territorio del nostro paese. E’ una posizione chiara, univoca e non negoziabile“.

Secondo il Ministro degli Interni, gli effetti di tali ricollocazioni di gruppi di persone socialmente e culturalmente non affini ai Paesi occidentali, sono ben chiaramente visibili in tali Paesi, probabilmente riferendosi ai tumulti ed al disordine sociale frequentemente visibile in città come Parigi o le scalata delle classifiche di Londra come ‘città insicura’.

Altri Paesi contro la ricollocazione

La Polonia non è sola in questa decisione. Alla lettera dell’esecutivo polacco si è aggiunta una missiva dello stesso tono firmato da Repubblica Ceka, Slovacchia e Ungheria – che con la Polonia formano il gruppo di ‘Visegrad 4’ – più Estonia, Lettonia e Slovenia.

La mossa della Polonia previene la fine dei lavori della Commissione presieduta dalla tedesca Von der Leyen rispetto a ‘Patto sulle Migrazioni ed Asilo‘, datato Aprile 2020.

Polonia, Ungheria e Rep Ceka sono stati già ‘deferiti’ alla Corte di Giustizia Europa nel 2015 per essersi rifiutate di sottostare agli allora altri obblighi di ‘resettlment’, di ricollocamento. La Corte, ovviamente, giudicò il comportamente dei Paesi CEE ‘violazione delle nome EU’.

La speranza degli attuali governanti EU è che questo obbligo derivante anche da questa sentenza EU, sia ribadito e diventi inoppugnabile.

Con le solite parole della burocrazia europea, il ‘Patto’ chiede di rendere più stringenti le norme per il diritto di asilo e, ovviamente, chiede ai Paesi della UE la ‘solidarietà’, da intendersi nell’accettazione, senza limiti, della ricollocazione dei clandestini che sbarcano nelle coste Sud della Unione Europea. Il tutto promettendo soldi in cambio dell’accoglienza di clandestini.

Come ha voluto dire il v.presidente della Commissione Schinas, “sarebbe come un secchio in cui alcuni Stati mettono soldi ed altri mettono l’accettazione degli immigrati”

A livello di Unione Europa, la richiesta per un obbligatorio ricollocamento degli immigrati arrivati clandestinamente è sponsorizzato appunto da Italia, Francia, Spagna, Olanda, Germania, Grecia, Lussemburgo ma trova contrari i Paesi dell’Est Europa e l’Austria.

Per Von Der Leye l’immigrazione è un diritto

La incapacità gestionale delle migliaia di clandestini in arrivo nella Unione Europea, unita ad una volontà politica di considerare l’immigrazione come un diritto a fronte di un dovere dei Paesi di accettare acriticamente, ha portato da tempo i Paesi a maggior coesione sociale ad indicare l’immigrazione massiccia come una minaccia, sociale e culturale.

Peraltro, secondo quando indicato dai giornali italiani che hanno rilanciato l’allarme dei servizi segreti italiani, quasi 20.000 clandestini sarebbero pronti a partire dalla Libia verso l’Italia, contando su un governo ritenuto ‘sensibile’ alle istanze immigrazioniste (in Italia recentemente è stata fatta una sanatoria per clandestini).

I confini ufficiali della Unione Europea sono, da un lato malamante controllati dai Paesi confinanti che soggiacciono alle direttive EU; dall’altro sono messe sotto pressione specialmente dalla Turchia.

La quale in Grecia spinge migliaia e migliaia di profughi verso il confine greco-turco per creare caos e mettere la Grecia in difficoltà come confine Sud della EU. Pur avendo avuto dall’Europa 3 mld di euro per la gestione, entro i suoi confini, dei migranti che la raggiungono.

Dall’altro, sempre la Turchia, in Libia sta vincendo la battaglia a fianco del cosidetto ‘governo libico riconosciuto’ contro il generale Haftar, cosa che le permette di favorire l’imbarco per la Sicilia dei migranti che si accaldano in quelle terre.

Anche questo un sistema che cerca di destabilizzare la Unione Europea spingendo verso il caos sociale.

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