L’Ambasciata di Polonia a Roma striglia Mentana

Mentana, direttore di una tv nazionale, associa Aushwitz alla Polonia, considerandola implicitamente cattolica e cattiva come Hitler. L'Ambasciata polacca in Italia, non si fa intimorire da "pistolet maszynowy Mentana"

ROMA – Piccata risposta dell’ambasciatore polacco in Italia, signora Anna Maria Anders al tweet del giornalista italico Enrico Mentana, direttore del telegiornale della tv italiana La7, famoso per parlare molto velocemente e per ciò chiamato ‘mitraglietta mentana‘ (pistolet maszynowy Mentana)

Anna Maria Anders Ambasciatore polacco in Italia

Il tutto nasce dalla intima necessità di Mentana di partecipare al dibattito social scatenato in Italia dalla notizia della liberazione di Silvia Romano.

Silvia Romano è una ragazza Italiana, rapita il 20 novembre 2018 a Chakama, un viallaggio a 80 chilometri da Malindi (Kenya), tenuta prigioniera da terroristi islamici di Al Shabaab e liberata in questi giorni in Somalia.

In un post sulla propria pagina Facebook, “pistolet mentana” ha accostato la Polonia ai campi di sterminio di Auschiwtz.

Mentana nel prendere parte ad alcune polemiche, di cui diremo appresso, pensandosi ironico come suo solito, ha “sommessamente” (*) ricordato come il “campo di Auschiwtz sorgeva nella cattolicissima Polonia, e che lo stesso Hitler era cattolico battezzato e cresimato“.

Il post su Facebook di Mentana

Ora, a parte l’errore ortografico/grammaticale per cui, in Italiano, una ‘e‘ di congiunzione non può generalmente andare dopo una ‘virgola‘ di elisione (vedi Accademia della Crusca), ha implicitamente connesso le tragedie dello sterminio Nazista al popolo polacco, cattolico e/ma cattivo.

Continuando nella sua voglia di difesa della conversione di Silvia Romano all’islam (di cui diremo dopo), ha poi continuato associando Hitler al cattolicesimo e, quindi, alla cattolicissima Polonia.

L’Ambasciata polacca risponde a tono

La risposta dell’Ambasciata di Roma e del suo Ambasciatore Signora Anna Maria Anders non si è fatta attendere.

A stretto giro di posta, nell’account ufficiale via Tweet, l’Ambasciata ha risposto dopo le usuali cortesie di rito tipo ‘giornalista apprezzato‘ e ‘di grande cultura‘, ricordando come le “generalizzazioni sono sempre pericolose”.

Perciò se è vero che la Polonia era molto cattolica ai tempi della 2^ Guerra Mondiale, è anche vero che era occupata militarmente dai Nazisti.

E’ quindi profondamente sbagliato mettere assieme il cattolicesimo polacco e la presenza di Auschiwtz in terra di Polonia.

La presenza del campo di concentramento più grande d’Europa in Polonia è un argomento sensibile per il popolo polacco che non ci sta a sentirsi tirato in ballo come aguzzino ogni volta che si parla di sterminio, campi di concentramento ed ebrei.

Lo scontro è storico e politico, con da un lato il Governo polacco e dall’altra parte Israele ed una parte di Ebrei, intellettuali e giornalisti.

Questi ultimi tengono a sottolineare la responsabilità della Polonia nella gestione della Shoah con gli storici ed intellettuali polacchi che invece evidenziano la assoluta diversità con “la Shoah è di piena responsabilità materiale e morale del Terzo Reich” (vedi carteggio tra Szymon Wojtasik, dell’Ambasciata di Roma e Fiamma Nirenstein, attivista politica ebrea)

Mentana: è colpa dei troll

Rispetto alla presa di posizione dell’Ambasciata che Mentana probabilmente non si aspettava, lo stesso ha cercato di dare la colpa al fraintendimento, ai maligni interpreti della sua parola ed ai troll, ‘popolo immaginario’ spesso citato.

Oltre che alle ‘echo chambers‘, probabile evoluzione dei troll evidenziate al direttore dai ‘debunker’ che lavorano per lui e per il governo italiano.

Una giustificazione che pare peraltro offendere ancora di più la Ambasciata di Polonia in Italia come se fosse stata ‘aizzata‘ nel senso che l’Ambasciatore Andres non comprende bene e può essere facilmente ‘aizzata’.

Mentana in mano ai troll mentali

La conversione, il riscatto, il  jilbab

Le polemiche, anche di toni forti sui social, sono probabilmente nate soprattutto perchè molti italiani non hanno gradito che la ragazza, finalmente liberata, abbia sentito il dovere di dichiarare, prima e su tutto, la sua conversione alla fede islamica.

Idea personale che ha platealmente sottolineato discendendo dall’areo militare, abbigliata con un abito tradizionale islamico con tanto di velo costringente.

Silvia Romano saluta dopo essere scesa dall’aero abbigliata con un abito tradizione integralista somalo. In alcune foto ed in video Silvia porta frequentemente le mani all’addome: un gesto che qualcuno ha indicato come d’essere incinta. Ma su questo dato non c’è nessuna precisazione. Mentre Silvia ha smentito di essere stata obbligata a sposarsi con qualcuno dei suoi sequestratori

L’associazione popolare immediata è stata: ti veniamo a liberare dai tuoi aguzzini e tu ti presenti con l’abito di sottomissione della donna di chi ha violentato?

Da qui alcune sottolineature sul fatto che “mai si vide nessun Ebreo uscire da Auschwitz vestito da SS”.

E quindi la difesa d’ufficio di Mentana e la velata accusa di cattiveria verso i cattolici, accostando la ‘cattolicissima Polonia’ allo sterminio ebreo.

Riscatto ed islam

Oltre ad avere mediaticamente venduta la sua conversione, fatto personale, polemiche si sono sollevate sul riscatto pagato dallo Stato Italiano al gruppo terrorista islamico.

Riscatto di cui pare esserci conferma da parte di Ali Dehere, portavoce di Al Shabaab secondo cui i soldi incassati dalle tasse degli italiani saranno usati per comperare armi e proseguire la politica terroristica. E probabilmente cercare di rapire qualche altro occidentale per rifare il redditizio investimento.

Per molti critici, un siffatto e plateale rientro da infatti il senso della vittoria dei terroristi che hanno compreso che sequestrare un occidentale, meglio un Italiano, può pagare in termini di denaro e ‘vittoria’ mediatica.

Ben diverso è in Italia dove esiste una norma per cui, in caso di rapimento, la magistratura blocca e sequestra i beni della famiglia per impedire il pagamento del riscatto.

Questo, in casi estremi, potrebbe portare all’uccisione del rapito. Non in Africa.


* sommessamente è la tipica espressione di chi, nel voler indicare qualcosa, si sente superiore agli altri ma fa finta di essere umile.

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