Polonia verso l’economia ‘green’

Il legame della Polonia col carbone come fonte energetica principale è piuttosto stretto. Immagine possa convertirsi in 'green economy' dall'oggi al domani, è irrealistico

Carboni ardenti per la Polonia

WARSZAWA – COP 25, il meeting annuale (dal 3 al 15 dicembre scorso 2019 a Madrid) degli Stati mondiali con a tema il “cambiamento climatico”, ha detta di tutti gli analisti, non pare sia stato un successo.

Nel senso che le decisioni, obbligatorie, che avrebbero dovuto imporre agli Stati dei cambiamenti di rotta nel rapporto economica-ambiente favorendo una gestione ambientale più attenta, non ci sono state.

Tutti hanno rimandato a COP 26, il prossimo anno, in Scozia dal 9-19 Novembre 2020. Il COP24, peraltro, fu fatto a Katowice.

In Spagna, però, tra i Paesi sul banco degli accusati come ‘inquinatori’, almeno per l’Europa, certamente è stata al Polonia.

Polonia sui carboni… ardenti

Il Paese, infatti, è uno dei maggior produttori – e quindi utilizzatori – di carbone fossile. Questa fonte di energia non è secondaria per la Polonia.

Secondo i dati rilasciati da un report di World Bank, la Polonia ricava il 57% del proprio bilancio energetico nazionale, proprio dal carbone e dalla lignite.

Lo “shale gas” conta per il 13% ed altre energie rinnovabili per il 5%, con parametri al di sotto della media EU15 ed EU10.

Il termine shale gas viene comunemente usato per indicare il particolare tipo di giacimento non convenzionale da cui viene prodotto questo gas, intrappolato nella microporosità della roccia.

L’argilla è scarsamente permeabile, ragion per cui questi giacimenti non possono essere messi in produzione spontanea, come avviene per quelli convenzionali, ma necessitano di trattamenti altamente inquinanti per aumentarne artificialmente la permeabilità in prossimità dei pozzi di produzione.

Dell’energia prodotta dal carbone, elemento fondamentale, è che quasi il 90% dell’energia elettrica è proprio di provenienza carbonifera.

Questa dipendenza dal carbone e dai derivati – lascito del sistema economico di stampo regime sovietico – è, ovviamente, difficile da invertire.

Almeno nel breve periodo richiesto dai continui allarmi sul ‘Climate Change’ e dalla giovane Greta.

In effetti un certo decremento nell’uso di carbone, che chi vive in Polonia in città a ridotto di centrali o miniere riesce a percepire proprio nell’aria, si è avuto nel periodo 1988-2000.

L’utilizzo maggiore del carbone in Polonia è per il settore industriale che però, nel corso degli anni, sta lentamente diminuendo

Un processo oggi meno veloce probabilmente per la rinascita economica del Paese che, quindi, richiede molta energia.

Il passaggio verso una economia ‘green’, o un avvio di questo percorso, è però necessario. Non solo per gli obblighi internazionali ma per una maggior qualità della vita nelle aree carbonifere.

Ed il percorso sembra iniziato. Già lo scorso luglio, il Parlamento, ha approvato una serie di norme che servono a sostenere le aziende che appunto passano da un uso intensivo di prodotti fossili a economia verde.

Ma lo scontro adesso è, manco a dirlo, con la Unione Europea che pressa per una ‘neutralità climatica’ veloce da parte della Polonia.

Che da parte sua, però, accusa il governo europeo di non avere stanziato sufficienti fondi nel bilancio 2021-2027.

Con ciò facendo si che la Polonia abbia posto il veto alla proposta della Commissione UE di arrivare alla ‘neutralità climatica-emissioni zero’ entro il 2050, ipotizzando la Polonia possa farlo nel 2070.

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