OPINIONI – Perchè la magistratura deve essere cambiata. Non solo in Polonia

La Polonia è ancora in rotta di collisione con la EU. Stavolta per la prevista modifica all'ordinamento giudiziario. Che in realtà in tutta Europa ha esorbitato le proprie funzioni

WARSZAWA – La Polonia è sotto attacco da parte della Unione Europea.

A più riprese lo è stata, specie dopo il 2014, quando finì la gestione di Donald Tusk e di Piattaforma Civica (PO, Platforma Obywatelska), aggregato di sinistra.

Da quando invece al governo è andata la destra nazionalista con Legge e Giustizia (PiS, Prawo i Sprawiedliwość), diverse istituzione della Unione Europea hanno individuato tanti motivi per richiamare l’attenzione sulla Polonia: dalle immigrazioni controllate al sistema di produzione dell’energia, alla difesa della propria identità nazionale.

Oggi, l’attacco concentrico, è legato alla riforma della Giustizia che in Polonia il governo cerca di portare avanti.

Un progetto che rischia, addirittura, di portare la Polonia fuori dall’Unione Europea per la volontà della stessa Polonia di far prevalere prima la propria legislazione e poi quella della UE.

Qui un link agli articoli sull’argomento trattati su PoloniaInfo.

Però, cerchiamo di astrarre l’analisi dal rapporto UE/Polonia e vediamo di capire, per quanto possibile, che tipo di problema si pone oggi con la magistratura giudiziaria in generale.

Tenendo presente che i giudici sono è cosa ben diversa dall’ordinamento giudiziario.

Giudici della Corte Suprema polacca

Lontani dalla Rivoluzione: la magistratura è degradata

E’ evidente che c’è un grosso problema nell’Europa e, per estensione, nel sistema di gestione delle democrazie occidentali: la degenerazione e degradazione del sistema giudiziario.

Lasciamo stare la storia millenaria della giustizia e dell’amministrazione della giustizia ed avviciniamoci all’oggi.

Oggi, il regime giudiziario entro cui noi viviamo è diretta emanazione delle filosofie proprie della Rivoluzione Francese e del concetto di “divisione dei poteri”.

L’idea è nota: nell’ambito pubblico, più e diversi ‘poteri’ possono bilanciarsi ed evitare che uno prenda il sopravvento, degeneri e diventi ‘potere dispotico’.

Come diceva Montesquieu, padre di questa visione oggi imperante, ‘occorre che un potere fermi l’altro potere

Erano tre. Oggi due sono sbiaditi

E proprio a Montesquieu va ricollegata quella che è la moderna tripartizione dei poteri: potere legislativo, potere esecutivo e potere giudiziario (o ‘ordinamento giudiziario’).

La copertina dell’opera di Montesquieu

La teoria, in teoria, funziona: io faccio le leggi, tu le applichi e le fai applicare e tu controlli e fai controllare che siano applicate bene sanzionando chi “sbaglia”.

Ma lo stesso Montesquieu metteva in guardia: se un potere diventa troppo forte, sovrasta gli altri, si concentra e si scivola nella dittatura.

Quindi, l’equilibrio nel senso di forza reciproca dei poteri, doveva essere alla base del vivere civile.

Magistratura fagocitante

Ma Montesquieu, quando richiamava alla necessità del controllo che un potere non diventasse troppo forte, si riferiva essenzialmente a quello “esecutivo”.

A quei tempi, la novità di un potere giudiziario autonomo, o meglio di una organizzazione giudiziaria, non veniva messa in discussione.

Ma, dalla fine del 1700 ad oggi, di leggi ne sono passate sotto i ponti. E, soprattutto, di interpretazione di queste leggi.

Man mano che la società si è resa complessa, man mano che la velocità è diventata un tratto saliente della modernità, il fare le leggi ed il farle applicare sembrano aver ceduto il proprio ruolo.

Questo scollamento tra velocità della vita di tutti i giorni e norma legislativa, fa si che il potere esecutivo non sia sostanzialmente in grado né di seguire il ‘Popolo’ né, tanto meno, di guidarlo.

Un atteggiamento che mette in grossa difficoltà il moderno sistema sociale, spingendo la collettività come un gregge verso ambiti polverosi, sconclusionati, difficili. Persino pericolosi.

L’interpretazione: ecco il trucchetto

Ecco che allora è intervenuta la magistratura: si è insinuata in silenzio nel cuneo della ‘interpretazione’ delle leggi.

Avendo trovato sempre più spazi liberi tra il contesto reale della vita e le norme e le leggi che dovrebbero regolare, la magistratura giudiziaria è intervenuta, infilandosi dentro ed ampiamente giustificando il ruolo ‘interpretativo’.

Da potere di controllo, cioè, i giudici, sono diventati potere di creazione delle leggi, con, allo stesso tempo, potere di applicazione e controllo: senza nessun controbilanciamento. Montesquieu si sta rigirando nella tomba.

Common Law -vs- Civil Law

Non è una novità. Ci sono sistemi, peraltro indicati come evoluti, in cui sono i giudici con le sentenze a fare giurisprudenza.

Nel sistema giudiziario di tipo anglosassone, esempio, vige il principio della ‘common law‘ dove si intende la creazione di giurisprudenza facendo riferimento a precedenti giudiziali.

Un magistrato, cioè, si sente in diritto ed è in grado di sostanzialmente inventare una norma facendo riferimento, interpretando, un altro magistrato che a sua volta può essersi rifatto ad altro e così via.

Una corsa alla formulazione per interpretazione che è diventata paranoica degenerazione e difficilmente controllata.

Ecco perchè in America un giorno senti di un caso deciso in un modo e, il giorno dopo, in un altro tribunale lo stesso caso gestito nel modo opposto.

In Italia, ed in tanti altri Paesi, dovrebbe vigere, invece, il sistema Civil Law, lo Stato di Diritto di origine romana, dove si intende che la fonte prima della Legge è il sistema Legislativo, con poca e bassa funzione delegata al cd. ‘diritto giurisprudenziale‘, ovvero il giudice che interpreta.

Ma, per quel cuneo di cui si parlava, il diritto giurisprudenziale sta diventando il sistema di riferimento della casta dei magistrati che si sentono investiti del diritto di guidare il Popolo verso i lidi da loro ritenuti più ‘giusti’.

Interpretare non è essere neutri

Considerare la ‘interpretazione della legge’ un atto neutro, è essere affetto da “scarsa capacità di analisi“.

Questo perchè la interpretazione della legge non è un fatto neutro.

I fautori di questo regime, indicano il valore della tecnica e della etica nell’applicazione di tali principi. Cioè, secondo loro, ci sono delle tecniche e dei principi che impediscono l’uso arbitrario di queste procedure.

Ma in realtà è una difesa d’ufficio della categoria dei giudici primo, perchè una diversa interpretazione porta a diverse azioni. Per paradosso come abbiamo accennato, uno stesso fatto interpretato da due giudici diversi, può portare da un lato al carcere, dall’altro alla libertà. Non c’è ‘tecnicalità’ e moralità che tenga.

Secondo, e ben più terrificante, si è venuto a creare un sistema di “legislazione giurisprudenziale” che non ha nessun legame con il “Popolo”, non ha nessuna legittimità popolare.

La legge, è volontà del Popolo

Se a fare le leggi è il Potere Legislativo, ovvero quando un Parlamento legifera, si ha una connessione tra legiferazione e il corpo elettorale.

La campagna elettorale, le diverse posizione partitiche e politiche offrono una proposta rispetto la direzione verso la quale una Società vuole andare, ovviamente tramite governo e leggi.

Il tutto sancito, alla fine, dal voto elettorale certificatore di questa scelta.

Se il corpo elettorale non vuole, non capisce o non accetta ciò che i suoi rappresentanti eletti attuano, in un sistema democratico e appunto rappresentativo, alle successive elezioni possono “punire” con il cambio di maggioranza o di rappresentanza.

Questa è, oggi, l’essenza della Democrazia.

Un giudice, invece, oggi come oggi è quasi completamente protetto questo contesto: non ha riferimenti elettorali, non ha vincoli elettorali, non ha campagne elettorali (ha si riferimenti politici, ma ne parliamo dopo).

Ottimo quindi questo sarebbe, con un magistrato libero da condizionamenti. Ma lui, con questa libertà nella ‘interpretazione della legge’, crea la norma, agisce sulle libertà altrui, sui beni altrui, sulla vita altrui, rimanendo immune da qualunque controllo.

Magistratura: potere burocratico diventato potere di casta

La Magistratura non ha controllo democratico legato al voto polare perchè, in quasi tutti i sistemi giudiziari occidentali, il giudice non è elettivo ed ha una carriera professionale e burocratica.

Ed è immune praticamente da tutti altri eventuali controlli perchè, in quasi tutti i Paesi, i magistrati sono stati capaci di rafforzare e blindare il proprio potere istituendo dei ‘tribunali’ interni, degli ‘organi di disciplina‘ autonoma, scollegati sempre e comunque da qualunque legittimazione esterna.

In Italia, quando si cercò di far valere la ‘Responsabilità del Giudice’ in caso di arresti arbitrati, privazioni delle libertà, rinvii a processi temerari, il tutto fu bloccato perchè la tesi dei sostenitori della ‘casta’ fu che il giudice potesse essere intimorito da responsabilità personali, tanto da non procedere contro nessuno.

Allo stesso modo e per lo stesso motivo, in Italia, i giudici hanno stipendi molto alti: questo dovrebbe tenerli al riparo dalla corruzione.

Hanno recentemente ribadito la volontà di non essere sottoposti a nessuna censura anche in occasione della riforma della ‘ingiusta detenzione’ per cui il rischio è di andare in galera per mandato di un giudice e poi essere dichiarati innocenti senza nessuna responsabilità per il giudici “manettaro“.

Fatto salvo un chiaro reato, chessò, l’omidicio, il giudice è quasi certo di poter avere una sorta di salvaguardia sul suo operato.

Detto in altri termini italiani, “se la cantano e se la suonano” o, altro detto italiano, ‘cane non mangia cane‘.

I giudici: una casta

Una protezione sussidiaria di corporazione che li ha ormai quasi universalmente individuati come ‘casta’

Un pericolo fortissimo, questo. Questa sconnessione tra l’applicazione di un potere coercitivo incontrollato e la sostanziale irresponsabilità sociale, è davvero pericolosa.

Tanto è vero che lo stesso papà-Montesquieu indicò che il magistrato deve essere ‘eletto’. Questo perchè nell’attuale forma di governo ritenuta ottimale, la Democrazia, il Popolo è allo stesso tempo Monarca e Suddito. E la sua volontà deve prevalere sempre.

c’est donc une maxime fondamentale de ce gouvernement, que le peuple nomme ses ministres, c’est-à-dire, ses magistrats”.

“Il potere giudiziario – dice M – non deve essere attribuito a un senato permanente, ma deve essere esercitato da persone scelte fra il popolo, in determinati periodi dell’anno, secondo la maniera prescritta dalla legge, per formare un tribunale il quale rimanga in vita soltanto per il periodo che la necessità richiede”.

In questo modo – continua – il potere giudiziario, così terribile tra gli uomini, non essendo legato né a una determinata condizione, né a una determinata professione, diviene, per così dire, invisibile e nullo», cosicché noi non avremo «continuamente dei giudici davanti agli occhi», e temeremo «la magistratura, non i magistrati

Senza dimenticare, sempre con Montesquieu, come “un potere che diventa più forte di un altro potere, porta alla dittatura

Tutto ciò perchè, correttamente dal nostro punto di vista, le leggi non sono qualcosa di ‘astratto’, come amano provare a far credere i fautori di una ‘scienza giuridica” e di una magistratura solo ‘dedita‘ all’applicazione delle leggi per cui neutra per definizione.

Le leggi, diceva anche Montesquieu, non sono qualcosa di casuale ed arbitrario, ma sono il risultato sociale dei popoli, delle loro tradizioni, delle loro religioni. Montesquieu ci metteva dentro persino l’influenza del clima.

Il Popolo cambia e vuole cambiamenti. I magistrati fanno quello che vogliono

Prima di avviarci alla conclusione, e capire perchè la moderna Magistratura con la sua supposta ‘indipendenza’ è invece sconnessa dalla realtà e gode di una autonomia pericolosa tendente a trasformarsi in un regime dispotico, deve essere chiaro che le leggi cambiano nello spazio e nel tempo.

Chiaramente cambiano nello spazio, perchè ciò che vale, esempio, in Arabia Saudita non vale in Polonia e, o almeno non ancora, in Italia.

E cambia nel tempo perchè le norme si adeguano al ‘sentiment‘ del Popolo perchè nel nome del Popolo sono emanate e fatte valere.

E’ ridicolo chi, filosofo della legge, propugna per leggi come ‘entità superiori‘, intoccabili. I principi non sono mai intoccabili: sono semplicemente intoccabili ed in linea con un dato momento storico e solo li hanno senso e valore.

Indicazione Popolare e governo del Paese

Nei Paesi legati alla ‘Rule of Law‘, ovvero il “primato della Legge” ed oggi base della visione europeistica, si vede chiaramente che i giudici si sono elevati a legislatori per interpretazione.

Recentemente in Francia, per il caso della forte ristrutturazione aziendale di FranceTelecom, l’allora amministratore delegato Didier Lombard è stato condannato per una sorta di ‘mobbing morale e istituzionale’ per le sue decisioni che avevano portato anche a suicidi. Un reato prima mai visto e pare assente nella legislazione nazionale in questa formulazione.

In Inghilterra, nei giorni scorsi, un uomo che segue una dieta ‘vegana’ è stato riconosciuto come ‘seguace di una religione’ (il veganesimo) avendo interpretato il giudice questa un ‘filosofia al pari della altre’. Qualunque atto nei confronti di quest’uomo, può essere qualificato come ‘discriminazione per motivi religiosi’.

In Italia, i giudici stanno braccando da tempo Matteo Salvini, reo a loro dire di avere impedito lo sbarco di immigranti clandestini. Salvini ai tempi ministro dell’Interno quindi delegato a proteggere i confini dello Stato, bloccò lo sbarco di un centinaio di immigranti clandestini in attesa di verificare le condizioni dei singoli e la disponibilità degli altri Paesi europei ad una ridistribuzione.

Interpreto: ergo sum

Secondo questi giudici che ci provano per la seconda volta, interpretando le norme nazionali ed internazionali, quello non fu un atto prettamente politico e nella funzione di ministro, ma un atto delittuoso personale: sequestro di persona’.

In questo caso, ovviamente difesi dalla corporazione, la ANM il ‘sindacato’ a cui sono iscritti il 90% dei dei giudici, diviso in correnti soprattutto di sinistra, che ha detto espressamente che “I giudici, nei tribunali e nelle corti, applicano le leggi interpretandole secondo la Costituzione e le norme sovranazionali.”

C’è, quindi, una paranoica follia fideistica di certi, forse tanti, magistrati che, immuni e protetti dall’apparato che hanno creato, sfrangiano il clima sociale in cui una comunità decide, liberamente e democraticamente, di vivere per modificare il tutto con una vera e propria irresponsabile ‘via politica’ “ad interpretationem”.

Polonia: il Popolo ha il diritto di decidere il proprio diritto

In Polonia, il ‘conflitto’ si può dire sia simile a quello in Italia. D’altra parte l’Italia è stato il Paese occidentale più comunista dello scorso secolo e, pur se tanto orientato a sinistra, unico a non essere finito nel Patto di Varsavia e nel regime sovietico.

Questo tassello della Storia, differenzia i due Paesi. Ma anche in Italia, come in Polonia, forte è il legame partitico sinistro tra magistrati che fanno politica nei tribunali, poi magari vanno a fare i deputati di un partito e poi tornano a fare i giudici.

Quello che ha il coraggio di fare il Governo polacco, è oggi – da un lato – cercare di eradicare dal sistema giudiziario quei magistrati la cui formazione e mentalità origina nel passato regime comunista.

Dall’altro, a nostro parere, vuole riportate nell’alveo della ‘volontà popolare’ la magistratura le cui decisioni devono allontanarsi dalla panacea della “interpretazione” del singolo inamovibile ed irresponsabile magistrato professionista.

Le leggi, come abbiamo detto, cambiano nel tempo e nello spazio. Ed il cambiamento non può essere inficiato dall’interpretazione di una magistratura che ha orientamento politico, anche se non dice di non averne.

Se orientamento politico ci deve essere, è giusto che sia quello che il Popolo ha dichiarato con le elezioni.

In questo senso è corretto che il Ministro della Giustizia possa avere un controllo sull’applicazione delle norme, secondo quello spirito di popolo che fin a quell’ufficio lo ha portato.

E’ quindi corretto, ad esempio che cambiato il governo cambi il sentire popolare nell’applicazione delle norme.

Non è scandaloso: è normale. La gente segue le leggi solo se le sente vicine al suo Spirito, al suo Essere. Il resto è dittatura.

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