PolExit? La Corte Suprema ci pensa.

Un corposo documento della Corte Suprema di Polonia mette in guardia il Governo: la riforma della Giustizia potrebbe portare ad una Polonia fuori dalla Unione Europea

Magistrati

WARSZAWA – Forse la battaglia intrapresa dal Governo polacco per la riforma del sistema giudiziale, sta arrivando alla sua apocalisse.

O, forse, si tratta sempre di schermaglie tra uno Stato Nazione, la Polonia, contro una Unione di Stati che ha delle regole di gestione che vogliono la ‘diminutio’ degli Stati nazionali.

Fatto sta che la stessa Corte Suprema della Polonia, in una sua lunga nota, prende posizione a favore della Unione Europea indicando un intento non chiaro nella riforma vagliata dal Governo.

Non è facile spiegare il contendere anche se da un lato c’è chi parla di ‘rottura del principio della Rule of Law‘ e dall’altro chi invece sostiene che l’applicazione della legge debba essere più aderente al ‘sentire popolare’ che si esplica attraverso le elezioni“.

La riforma dell’Ordine Giudiziario

La questione è la riforma del sistema giudiziario che dal 2017 vede il PiS in campo per dare una nuova forma al lavoro dei giudici nell’applicazione delle leggi.

Da un lato diminuendo drasticamente l’età per il pensionamento dei giudici a 65 per gli uomini e 60 anni per le donne.

Questo, nella giustificazione dei promotori del progetto, per eliminare la vecchia mentalità comunista che alberga/albergava in questi anziani giudici e che pregiudicava le riforme e lo sviluppo del Paese.

Accanto a ciò, il progetto di legge ha previsto un maggior controllo del sistema giudiziario in capo al Governo tramite il ministro competente.

La ‘Rule of Law’ o ‘Stato di Diritto” è definito nell’Oxford English Dictionary come: “L’autorità e l’influenza del diritto nella società, specialmente se considerato come un vincolo al comportamento individuale e istituzionale; (quindi) il principio secondo cui tutti i membri di una società (compresi quelli in governo) sono considerati ugualmente soggetti a codici e processi giuridicamente pubblici. Il termine “stato di diritto” è strettamente correlato al “costituzionalismo” e al “Rechtsstaat” e si riferisce a una situazione politica, non a uno specifico norma legale.

(Fonte: Wikipedia, english version)

Già le diverse entità burocratiche della Unione Europea si sono scagliate contro questo progetto, con intimazioni e minacce di deferimento agli organi superiori come al Corte di Giustizia e l’applicazione di sanzioni relativamente ai finanziamenti stanziati per la Polonia per i fondi strutturali.

Lo stesso P.A.C.E., Parlamentary Assembly of Council of Europe, ha messo sull’avviso la Polonia sulle sanzioni possibili per la ‘rottura’ dello Stato di Diritto.

Per la verità, un richiamo non solo alla Polonia. Ma anche a Bulgaria, Moldova, Romania e Turchia.

Entra in campo la Corte Suprema polacca

Oggi, a dare una mano alla visione della Unione Europea sulla necessità che la Polonia si conformi alla gestione sovra-nazionale della Giustizia, è la Corte Suprema polacca.

In una nota a firma del presidente della Corte, Małgorzata Gersdorf, si sostiene che tutto il progetto proposto dal Governo sia una sorta di ‘sotterfugio’ per avviare un controllo più stretto della magistratura e tendere alla disapplicazione delle norme, ritenute superiori, degli organi giudicanti europei.

Chiaramente la Corte Suprema indica che i problemi di “ordinazione sistema politico” o “miglioramento della procedura di nomina” sono delle palesi scuse per cambiare il sistema giudiziario.

Lasciare la UE?

L’analisi scorre per una 40ina di pagine, dove l’organo supremo, composto da giudici, in realtà censura la riforma sui giudici stessi.

Con una sorta di minaccia o previsione. Ovvero che “la contraddizione tra la legge polacca e quella europea, che il progetto di legge intende attuare, con alta probabilità porterà ad avviare, da parte delle istituzioni (europee) procedure di infrazione dell’Unione Europea in relazione ai trattati (sottoscritti) e, a lungo termine, alla necessità di lasciare l’Unione Europea“.

Certo, con il clima che si respira nella Unione Europea, con la Brexit prossima ed una costante accusa alla burocrazia di essere sconnessa dalla realtà, potrebbe non essere fonte di valore aggiunto per la UE.

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