Sviluppo ed infrastrutture: l’esempio della Polonia (anche per l’Italia)

La Polonia ha conosciuto un forte decennio di sviluppo grazie alla chiara politica di investimento in infrastrutture. Il confronto con l'Italia è drammatico. Per l'Italia

WARSZAWA E’ da tempo che l’economia polacca è considerata l’araba fenice d’Europa, quella che è riuscita a risollevarsi dalla distruzione economica e parzialmente sociale operata dal regime comunista.

E lo ha fatto certamente per la voglia del popolo polacco di recuperare la follia ideologica che l’ha governata praticamente dal 1945 al 1989.

Fondi EU: si, ma spesi bene

Ma lo ha fatto anche per la possibilità di usufruire dei “fondi strutturali‘ della UE, quei fondi ‘di coesione’ che hanno l’obiettivo di diminuire la disparità economica e sociale tra i membri della UE.

Ciò che ha fatto della Polonia, però, una ‘storia a parte’ nel panorama della Unione Europea è però la grande capacità di spesa di questi fondi.

Secondo i dati del Ministero delle Infrastrutture polacco, i fondi del quinquennio 2007/2013 con un tasso di impiego quasi del 97,5%.

Cioè, quei fondi destinati a far sviluppare un territorio, sono stati effettivamente utilizzati.

Un processo che ha persino consentito di aumentare il totale dei fondi assegnati.

Infatti nella programmazione 2014/2020, la Polonia ha avuto assegnati circa 80mld di euro, suddivisi tra circa 67 come fondi strutturali veri e propri e circa 14mld come finanziamenti per agricoltura e pesca.

Il sito della Unione Europea (link) indica ancora l’esistenza, nella organizzazione di governo polacca, del Ministerstwo Infrastruktury i Rozwoju (Ministero per le Infrastrutture e Sviluppo).

Ma in realtà questo ministero è stato soppresso nel 2015 e, oggi, al suo posto è stato creato il Ministero delle Risorse Statali (Min Jacek Sasin), il Ministero della Infrastrutture (Min Andrzej Adamczyk) (ed il Ministero dello Sviluppo (Min Jadwiga Emilewicz)

Per quanto riguarda il fondi europei, proprio ad indicare l’importanza di questo settore, è stato creato un Ministero ad hoc, il Ministerstwo Funduszy i Polityki Regionalnej, ovvero il Ministero dei Fondi e della Politica Regionale.

A capo di questo Ministero è Małgorzata Jarosińska-Jedynak.

Il Ministro Małgorzata Jarosińska-Jedynak.

Questo ha, come detto, consentito il recupero del gap, soprattutto infrastrutturale, dovuto agli anni del regime.

Secondo alcuni calcoli relativi ai primi 10 anni di adesione alla UE (la Polonia ha aderito alla EU nel 2004), la Polonia ha costruito 11.000 km di strade ed autostrade e 1.162 km di linee ferroviarie.

Inoltre rinnovando il parco macchine ed i mezzi di trasporti pubblico locale, aprendo nuove scuole, ospedali modernamente attrezzati. E persino musei altamente tecnologici.

Il Pendolino italiano corre sulle linee ferroviarie polacche

Un successo davvero volitivo. Nel 2015 una inchiesta di Presa Diretta, mise in evidenza il grande successo nello sviluppo polacco legato alla effettiva spesa dei fondi messi a disposizione.

Una tale capacità di spesa per investimenti ha, ovviamente, dato origine alla creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro.

Un conteggio stima in circa 300.000 i posti di lavoro creati con almeno 25.000 aziende che hanno avviato la propria attività nella Repubblica.

La arretratezza dell’Italia

La condizione della Polonia può con molta tranquillità, essere messa a confronto con lo stato di fatto dell’Italia perchè, le due Nazioni, sono i massimi beneficiari dei fondi strutturali.

Con una differenza verso la Polonia che deve recuperare un gap maggiore.

Il Sole24Ore ha calcolato che la Polonia a fronte dei suoi circa 80mld di euro avuti, l’Italia ne ha avuti ‘solo’ 45.

Potrebbe sembrare una grande disparità.

Ma se ci si concentra il parametro dei ‘Fondi Strutturali’ alle aree disagiate, vediamo che mentre la Polonia è tutta attualmente considerata tutta destinataria di questi fondi, per l’Italia è solo il Meridione d’Italia.

Quindi, i fondi strutturali e di coesione destinati all’Italia, vanno sostanzialmente solo al Sud Italia.

E questo riequilibra le cose dal punto di vista dei fondi stanziati.

Infatti per la Polonia si tratta di 239€/anno per cittadino mentre per le popolazioni residenti in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia si tratta di 200€. Uno scarto minimale.

Ma, mentre in Polonia il tasso di crescita ha raggiunto anche il 5% nei momenti migliori, in Italia Meridionale siamo di fronte ad uno scarso 0,6%.

Una crescita 8-10 volte maggiore della Polonia rispetto il Sud Italia.

Pubblica amministrazione ‘killer’ in Italia

Il problema maggior, che viene individuato, è nella pessima gestione della Pubblica Amministrazione in Italia, Sud Italia, incapace di fare programmazione.

Con l’aggravante che la paranoia della ‘autonomia regionale’ ha portato ad avere 51 diversi programmi regionali e nazionali di accesso ai fondi, con un tasso di inefficenza altissimo.

Tutto l’opposto della Polonia dove la gestione di questi fondi è centralizzata ed è stato addirittura creato un Ministero ad hoc.

Per l’Italia, insomma, c’è da imparare dalla Polonia.

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