CPI: la corruzione in Polonia secondo Transparency International

L'Indice TI mette la Polonia al 36° posto per la corruzioni. Ma è un indice contestato a livello mondiale

BERLINO – La Polonia, con 60 punti, si qualifica al 36° posto, su 180, nella classifica sulla ‘corruzione percepita‘ (Corruption Perpecption Index) stilata da Transparency International, una ONG (Organizzazione Non Governativa) che da anni si occupa di dare una giudizio di valore sugli Stati nazionali in merito alla corruzione presente.

Al vertice, e quindi Paese meno corrotto, la Nuova Zelanda con 90 pt che la porta appunto al primo posto, seguita dalla Danimarca con 88 pt e secondo posto.

All’ultimo, come da aspettarsi, un Paese africano, la Somania con 9 punti e 180° posto, appena preceduta dal Sud Sudan con 12pt.

L’indagini, con relativo indice, è fatto da questa Ong secondo la stima di esperti e ‘business people’ che attribuiscono un valore da 0-a-100 utilizzando dove 10 dove più parametri spesso già utilizzati in altri  report esempio il World Economic Forum EOS, il Global Insight Risk Ratings o il Bertelsmann Trasformation Index BTI che misura le trasformazioni in sistemi democratici ed economie liberali.

Per la Polonia in particolare, dal 2012 anno di prima edizione del TPIndex, questo 2017 è peggiorativo perchè si è passati da punteggi da 62 e 63 dei due anni precedenti, anche se c’è un miglioramento al primo anno in cui lo score fu di 58 punti.

Validità di questo indice

Su questo indice e sulla trasparenza di Transparency International, si accalcano diversi dubbi sulla indipendenza e validità del giudizio.

Già nel 2015, TI Usa, ovvero la filiale americana di questa organizzazione, salì agli onori della cronaca per avare attribuito a Hillary Clinton (@HillaryClinton) il premio Integrity Award 2012 pur se la relativa fondazione ‘The Clinton Fundation’ riceveva molte critiche per la non completa trasparenza sulla proprie fonti di finanziamento (che racchiudono oltre a multi-milionari come Bill Gates anche multinazionali).

TPI fece presente, in un suo comunicato, che la sua analisi sulla trasparenza non si era focalizzata sulle ‘fondazioni’: per cui erano, sostanzialmente, incolpevoli che qualcosa i Clinton avevano fatto, pur avendo insignito Hillary Clinton di un premio alla trasparenza.

La stessa Transparency International ha ricevuto 3 milioni di US$ da Siemens Integrity Initiative quando nel 2008, la stessa Siemens fu condannata a pagare 1,6 miliardi di US$1.6 in multe per corruzioni e tentativi di corruzione in giro per il Mondo.

Nel 2013, i delegati di TI si rifiutarono di incontrare Edward Snowden (@Snowden) presso l’aeroporto di Mosca (Snowden è residente in Russia) rifiutando l’incontro con uno dei massimi ‘raccontatori di segreti’ mondiali, pur avendolo poco prima nominato per l’attribuzione del “WHISTLEBLOWER PRIZE 2013”.

Sopra e sotto stime

Ma un elemento fondamentale di critica lo ha avanzato il South China Morning Post in un articolo in cui ha evidenziato le sovra e sotto stime di questo index.

In particolare, concentrandosi solo sulla ‘corruzione percepita’ in ambito pubblico, è evidente che i Paesi che hanno un alto livello di personale pubblico (generalmente i Paesi più avanzati e del Nord del Mondo) riescono a far sottostimare la corruzione (la eventuale corruzione si diluisce su una platea maggiore di soggetti).

In Svezia, esempio, con il suo 24/30% di apparato pubblico, è stata sottostimata il grande scandalo TeliaSonera. Oppure nel Regno Unito lo scandalo Libor. O, per stare più recenti, la corruzione fatta dalla Volkswagen tedesca in merito alle emissioni di gas dalle auto.

Ci sono invece Paesi con relativamente poco personale pubblico e maggior settore privato (tipicamente in Asia), in cui fenomeni di corruzione sono ampiamente sovrastimati a fronte di politiche attive anti-corruzione.

Trasparency International contro i Paesi dell’Est

George Soros

Avendo questo background molto legato all’establishment internazioni di enti ed associazioni, può sembrare normale che, tra gli highlights, le cose da mettere in evidenza, per TI, ci sono i Paesi dell’Est Europa, in particolare di Visegrad4.

Già nel primo rapporto del 2012, TI non era stata tenera contro gli ex Paesi del blocco Comunista, indicando come di per se il passaggio alla democrazia non aveva portato trasparenza nei sistemi di potere.

Oggi ancora, si volge contro Visegrad4 in particolare contro l’Ungheria, vista come ‘non trasparente’ per le politiche nazionalistiche del Presidente Orban che hanno posto sotto controllo una seria di organizzazioni non governative che adesso devono essere più trasparenti per legge.

Un dito puntato contro l’Ungheria molto sospetto, considerando che la Open Foundation e la Open Foundation for Africa, due organizzazioni finanziate da George Soros (@georgesoros) risulta tra i finanziatori di Trasparency International e ‘nemico giurato’ specie dell’Ungheria.

Chi finanzia Transparency International

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