COP24 a Katowice: ma la Polonia non può mollare il carbone

A Katowice la 24 edizione di COP per parlare del futuro dei cambiamenti climatici. La riduzione dell'inquinamento è necessaria. Ma la Polonia non può fare a meno del carbone

KATOWICE – E’ nella città di Katowice la riunione del COP24 (Conference of Parties) ovvero l 24^ sessione della riunione tra le delegazioni a livello di Onu, per discutere sulla situazione climatica mondiale e sui cambiamenti climatici che minacciano la Terra.

A Katowice sono attesi circa 26.000 ospiti per le diverse sessioni di questo riunione che si tiene dal 2 al 14 dicembre sotto la presidenza del Ministro polacco dell’Ambiente, Michał Kurtyka.

La ricerca della  soluzione ai problemi dei cambiamenti climatici mondiali, è passata appunto attraverso il cambiamento dei parametri di sviluppo economico ‘western centered‘. Ovvero la modifica del modello di sviluppo basato sullo sfruttamento delle energie non rinnovabili e che ha, per decenni, sostenuto l’avanzare dei Paesi dell’Occidente.

Oggi, con una enorme parte di Mondo pronta a raggiungere questi livelli di sviluppo economico, esempio tutta l’Asia, l’utilizzo intensivo di fonti energetiche non rinnovabili, potrebbe mettere in serio pericolo il mantenimento dell’equilibrio della Vita sulla Terra.

O almeno questo è l’allarme che lanciano gli studiosi e gli scienziati della materia.

La Polonia non può fare a meno del carbone

Il cambiamento climatico potrà essere attuato, così come le stesse linee guida di COP24, tramite nuove tecnologie applicate alla produzione di energia; attraverso una messa in comune dei valori umani per questi cambiamenti mondiali e il mantenimento delle foreste come sistema di biodiversità.

Pur con questi obiettivi di alto livello, è però ovvio che il problema si fa di più difficile soluzione quando si va dalle parole ai fatti. Ovvero dalle ipotesi alla concreta applicazione delle pratiche economiche e di sviluppo di un Paese.

In Polonia, i minatori nel 1989 erano 400mila, nel 2002 la metà e oggi sono circa 80mila

Per la Polonia, per esempio, pur se il Presidente Adrzej Duda ha dichiarato in conferenza stampa che “(noi) ci concentriamo sulle nuove fonti energetiche, tra cui l’energia eolica offshore e l’energia nucleare“, è evidente che nel breve periodo, la Polonia non potrà abbandonare la propria principale forma di produzione di energia: il carbone.

Secondo alcuni dati, la Polonia ha riserve di carbone per i prossimi 200 anni. Una riserva che non può non essere tra le principali riserve energetiche del Paese. Bełchatów, per esempio, è la più grande centrale elettrica a carbone in Europa.

E lo stesso Duda, ha chiarito che non ci sono opzioni politiche di abbandono dell’utilizzo del carbone nella produzione energetica nazionale.

Secondo il Primo Ministro, Morawiecki  “30 anni fa la Polonia dipendeva dal carbone “quasi il 100%”. Oggi è il 77-78 percento, quindi abbiamo già fatto un grande sforzo (…) e mostriamo nei decenni successivi che la nostra dipendenza sta diminuendo“.

Una presa di posizione chiara, quella del governo polacco, che ha ammesso comunque come questa riduzione sia stata vista come un progresso verso l’utilizzo di energia pulita, da parte degli altri ministri.

Quello che però si è voluto mettere in evidenza, rispetto al CO2 che l’inquinante derivato dalla combustione del carbone, è che, sempre secondo Morawiecki, questa produzione  negativa è più da addebitarsi all’uso di automobili e quindi dai trasporti in generale.

Il 4 dicembre – santa Barbara, patrona delle miniere – in Slesia è un giorno festivo

Forse un tentativo di giustificare la grandi centrali a carbone che in tutta la Polonia svettano. Ma comunque un modo per indicare che è sul tema della viabilità alternativa, dallo sharing all’elettrico, un campo in cui la Polonia può fare la sua parte nella riduzione dell’emissione.

Ha infatti sostenuto il Primo Ministro che: “vogliamo migliorare in modo significativo la qualità dell’aria nelle nostre città“.

D’altra parte, secondo quanto predisposto a livello di Unione Europea, vengono mantenuti i sussidi alle centrali elettriche a carbone sino al 2030 per quelle esistenti e al 2025 per i nuovi impianti.

Polacchi preoccupati dell’Ambiente

Come spesso accade parlando con i polacchi, forte è la preoccupazione per i pennacchi di fumo delle centrali. Ed anche le statistiche lo confermano, con un 75% dei polacchi ‘molto preoccupati’ per i danni ambientali pur se il 40% non ritiene che questa situazione sia un pericolo per l’umanità, secondo un sondaggio fatto da YouGov per la Banca europea per gli investimenti (EBI).

Stranamente, secondo questo sondaggio, in Polonia sono i più ‘anziani’ ad avere una visione negativa del clima e dei danni che possono accadere. Se circa il 48% della fascia di età 35-54 anni sono fortemente preoccupati, nella fascia 18-34, questa percentuale scende al 34%.

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