Corte di Giustizia Europa a Polonia: o cambiate (ancora) o vi sanzioniamo

La Corte di Giustizia Europea minaccia la Polonia: due giorni per ritirare la legislazione nazionale che prevede un cambio di passo nella gestione della giustizia nazionale. A partire dal pre-pensionamento di qualche decina di vecchi giudici, già in servizio durante il regime comunista

I giudici della Corte di Giustizia: giudici che ‘aiutano’ è anche normale, no?

La ‘Curia’ che sta per Court of Justice European Union ma che per gli italiani suona come un qualcosa di dogmatico, ha lanciato un ultimatum al governo della Polonia per ritirare ‘immediatamente‘ la norma che impone il pensionamento a 65 anno per i giudici.

In tal modo riducendo l’età precedentemente fissata a 70.

Norma che è stata applicata anche, ovviamente, ai giudici della Corte Suprema (la Corte Costituzionale).

La nuova norma prevede che si possa rimanere per 3 anni oltre il 65esimo anno di età, se si fa specifica richiesta che comprovi lo stato di salute. In ogni caso, l’autorizzazione al permanere oltre il 65esimo anno è demandata al Presidente della Repubblica.

La norma, voluta dal partito al potere, il #PiS, è entrata in vigore il 28 luglio scorso con decorrenza il 3 luglio 2018 per cui, i giudici over65 dovevano andare in pensione il 4 luglio, il giorno successivo.

La norma votata dal Parlamento polacco è stata impugnata dai burocrati della Commissione Europea, che hanno indicato, in questo cambiamento, un rischio epocale per la gestione della giustizia in Polonia.

Il contrasto alle determinazioni del Parlamento polacco è arrivato anche alla denuncia presso la Corte di Giustizia europea che ha, il 19 ottobre, seguito gli allarmi lanciati dalla Commissione imponendo alla Polonia lo stralcio della norma ed il ritorno allo stato ‘ex ante‘.

Casino europeo

La decisione della Corte europea rischia di creare una confusione totale e mettere in difficoltà il governo polacco.

Da una parte perchè contemporaneamente alla norma sull’età pensionabile dei giudici, si prevedeva di alzare il numero dei giudici della Corte Suprema da 93 a 120.

Dall’altro perchè, come forma di protesta e forti di questo pronunciamento europeo, pare che alcuni giudici pensionati si siano dichiarati pronti ad andare ‘a lavorare’ già da lunedi: creando un ingorgo procedurale non di poco conto.

La stessa giudice #Malgorzata Gersdorf, ha continuato a ‘lavorare’ come forma di protesta indicando che, in termini dalla vecchia norma, “avrebbe potuto lavorare fino a tutto il 2020“.

Tra l’altro, la norma votata in Parlamento è stata praticamente boicottata dalla categoria dei magistrati che in massa hanno disertato la domanda per la nomina ai posti lasciati liberi dai pensionati e ai nuovi 77 disponibili per l’allargamento della platea dei magistrati della Corte Suprema.

Determinazione europea contro volontà nazionale

La contestazione della Curia europea si basa sul ricorso della Commissione Europea che ritiene che l’abbassamento del limite di età per i giudici e la discrezionalità del Presidente della Repubblica, in Polonia non possono avere luogo.

Tale norma avrebbe violato il diritto dell’Unione sulla ‘indipendenza del giudice’.

L’esterno della Corte di Giustizia Europea

Una tesi che, ovviamente, non ha trovato pieno accoglimento in Polonia.

Qualche mese da, il Primo Ministro Mateus Morawiecki, aveva dichiarato: ‘Ogni Paese ha il diritto di organizzare i propri valori legislativi alle proprie tradizioni’.

Allo stesso modo, oggi, dopo questo pronunciamento della Corte Europea, mentre da un lato il portavoce del PiS, il partito di governo, Beata Mazurek, ha twittato che la Polonia, come membro della UE agirà in accordo con le norme europee, dallo staff del presidente Andrzej Duda, viene evidenziato come tale imposizione europea limiti il potere discrezionale della Polonia.

E che è praticamente impossibile tornare indietro si questa decisione. ‘E’ impossibile che una legge torni indietro‘ ha detto Krzysztof Szczerski riportato dal Washington Post.

Giudici legati al vecchio regime comunista?

Da parte del governo polacco, la riforma parlamentare, quindi votata dal Parlamento, di svecchiamento della corte suprema e l’allargamento a 120 membri, rientra nella volontà/necessità di modificare la stessa composizione dove ancora erano presenti giudici di nomina del vecchio regime comunista.

Si è pienamente convinti che lo ‘spirito del 1989′ la rivoluzione che portò al crollo del regime comunista ed al lento ma progressivo sviluppo nazionale, potrebbe non trovare piena aderenza in giudici che sono stati nominati proprio dal regime comunista.

Il ragionamento è, più o meno, questo: se il regime è stato eliminato, con forza e sofferenza, a che titolo magistrati che magari con quel regime hanno avuto rapporti ‘incestuosi’, devono essere mantenuti?

Dirigismo europeo

Una logica nazionale che, secondo le sfere europee non deve esiste, indicando piuttosto come lo status quo sia lo scenario preferito per mantenere la Unione Europa salda nel sistema attuale, certamente più controllabile dal centro.

Anzi, dagli uffici di Bruxelles si continua a far capire che le scelte ‘democratiche’ nazionali sono sbagliate mentre le decisioni burocratiche sono giuste.

Contro la ‘forza’ normativa della Corte Europea, il Ministro della Giustizia, Zbigniew Ziobro, ha chiesto alla Corte Costituzionale polacca che l’art 267 del Trattato EU sia compatibile con la carta costituzionale polacca. L’art 267 indica la competenza della Corte Europea a giudicare le scelte nazionali

Articolo 267 – (ex articolo 234 del TCE)

La Corte di giustizia dell’Unione europea è competente a pronunciarsi, in via pregiudiziale:

a) sull’interpretazione dei trattati;

b) sulla validità e l’interpretazione degli atti compiuti dalle istituzioni, dagli organi o dagli organismi dell’Unione.

Quando una questione del genere è sollevata dinanzi ad un organo giurisdizionale di uno degli Stati membri, tale organo giurisdizionale può, qualora reputi necessaria per emanare la sua sentenza una decisione su questo punto, domandare alla Corte di pronunciarsi sulla questione.

Quando una questione del genere è sollevata in un giudizio pendente davanti a un organo giurisdizionale nazionale, avverso le cui decisioni non possa proporsi un ricorso giurisdizionale di diritto interno, tale organo giurisdizionale è tenuto a rivolgersi alla Corte.

Quando una questione del genere è sollevata in un giudizio pendente davanti a un organo giurisdizionale nazionale e riguardante una persona in stato di detenzione, la Corte statuisce il più rapidamente possibile.

 

La stessa Corte, purtroppo, non può essere tacciata di affidabilità avendo spesso e volentieri sostenuto le forzature della burocrazia europea contro le decisioni nazionali.

La Gran Bretagna, nel suo ‘Brexit’ ha indicato come la ‘libertà dalla decisioni della Corte di Giustizia Europea’, come uno dei più importanti valori riconquistati.

Qualcuno ha obiettato a questa sorte di volontà dirigista europea sponsorizzata spesso dalla Corte, che se domani la “Curia” decidesse che la ‘sharia‘, la legge islamica, deve essere ‘implementata’ nei Codici civili e penali degli Stati UE, si dovrebbe fare?

D’altra parte, non è la prima volta che la Polonia incontra sulla sua strada i veti e le condanne della Unione Europea a guida Franco/Germanica. Più volte è stata sul banco dei cattivi.

Per esempio per la foresta di Białowieża, per cui fu intimato alla Polonia di fermare lo sfruttamento.

O, più famoso, il richiamo alla Polonia di accettare nel suo territorio immigrati fatti entrare senza controllo e limiti in Europa.

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