Polonia e Repubblica Ceka in disaccordo sulla “Guardia di Frontiera Europea”

La Polonia e la Repubblica Ceka contro il progetto di allargamento dell'agenzia Frontex. Diminuirebbe i fondi strutturali. E probabilmente non è stata pensata per difendere davvero le frontiere europee

Andrej Babiš (sx) e Mateusz Morawiecki (dx)

Come ampiamente previsto, si potrebbe dire, Polonia e Repubblica Ceka si sono opposte al progetto, proposto dal solito duo Bruxelles/Berlino, di attivare una sorta di Polizia di Frontiera europea per ‘rafforzare il controllo confini esterni dell’Europa‘.

Secondo il progetto europeo, tale polizia dovrebbe arrivare a circa 10.000 unità e dovrebbe, in teoria, controllare il flusso di immigrati che viene, specialmente, dai Paesi dell’Est.

Nella visione dei governi Ceko e Polacco, oltre che come già indicato da Ungheria, Austria e probabilmente Italia, una tale polizia drenerebbe fondi ed infrastrutture oggi dedicate alle diverse polizie di frontiera nazionali.

Ma, soprattutto, renderebbe meno indipendenti i diversi stati nazionali rispetto il concreto contrasto alla immigrazione clandestina.

Dal nostro punto di vista – ha detto in conferenza stampa congiunta il Primo Ministro polacco Mateusz Morawiecki, in uno con l’omologo ceko Andrej Babiš l’esigenza di incremento di personale del comparto Frontes, è infondato“.

Frontiere più costose e (forse) meno controllate

D’altra parte, lo stesso Morawiecki ha indicato, una tale nuova forza richiederebbe fondi che dovrebbero essere ‘distratti’ da interventi infrastrutturali, come ad esempio per le strade o le ferrovie.

La Polonia, in effetti, è stata uno dei Paesi di maggior capacità nel trasferire sul territorio nazionale i fondi infrastrutturali europei, creando una rete stradale, sia di ampio raggio che nelle cittadine meno centrali, di prima qualità.

Lo “Spire”, il palazzo a Varsavia dove è ospitata Frontex

La Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, precedentemente e più comunemente nota come Frontex (abbreviazione di “Frontières extérieures”) è il nome del sistema di controllo e gestione delle frontiere esterne dello Spazio Schengen e dell’Unione europea

E’ stata istituita con il regolamento (UE) n. 2016/1624, approvato dal Consiglio dell’Unione europea il 14 settembre 2016

L’agenzia ha iniziato ad operare il 6 ottobre 2016 ed è ospitata a Varsavia, in Polonia

La guardia costiera e di frontiera europea ha come funzione principale quella di contribuire a una gestione integrata delle frontiere esterne. Deve garantire una gestione efficiente dei flussi migratori, contribuendo così ad assicurare la sicurezza dell’UE. Al tempo stesso, contribuisce a salvaguardare la libera circolazione all’interno dell’UE e a rispettare pienamente i diritti fondamentali. Al centro delle sue attività ci sono la messa a punto di una strategia operativa per la gestione delle frontiere e il coordinamento dell’assistenza da parte di tutti gli Stati membri.

Per garantire l’operatività dell’Agenzia il suo budget sarà gradualmente aumentato, dai 143 milioni di euro originariamente previsti per Frontex per il 2015, si passerà ai 238 milioni per il 2016 e ai 281 milioni per il 2017, fino a giungere a 322 milioni di euro nel 2020. Anche il personale dell’agenzia crescerà gradualmente da 402 membri nel 2016 a circa 1000 nel 2020.

Negli ultimi hanno, la repubblica ha beneficiato di circa 10 miliardi di Euro di fondi strutturali.

E proprio in tal senso, nel budget 2021-2027, la Polonia vuole ancora più concentrare le proprie energie nella riduzione del gap infrastrutturale a cui decenni di regime comunista l’hanno condannata.

Morawiecki ha indicato che gli stati dell’Europa Centrale vogliono raggiungere la qualità di vita di cui beneficiano i Paesi dell’Europa Continentale. E l’utilizzo dei fondi infrastrutturali è fondamentale.

Polizia di frontiere europa, pro immigrazione

Dall’altro lato, anche se non è emerso dalle dichiarazioni ufficiali, da parte dei Paesi dell’Est c’è la grande preoccupazione che una ‘polizia di frontiera’ e guida di Bruxelles, sia in realtà in forte palliativo nel contrasto all’immigrazione clandestina.

La attuale politica a trazione Bruxelles/Berlino, in effetti, è fortemente favorevole ad una apertura delle frontiere all’immigrazione di massa proveniente da extra Europa.

Una polizia che dovesse proteggere le frontiere, il cui comando fosse sottratto alle rispettive competenze nazionali e delegato a Bruxelles, potrebbe piuttosto che frenare gli ingressi, aprire varchi ‘politicamente autorizzati’ dal comitato centrale europeo.

 

Print Friendly, PDF & Email

Leave a Reply

Your email address will not be published.

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.