500+ Rodzina: i bimbi sarebbero nati lo stesso. Così però è meglio, no?

Il 500+ è stato un programma di attenzione alla natalità. Eppure non tutti sono convinti sia stato utile. 'I bimbi sarebbero nati lo stesso', è la loro tesi

Il programma 500+ Rodzina (500+ Famiglia) è stato un programma previsto dal governo per favorire, sostanzialmente, la natalità. Ne abbiamo parlato qui (vedi).

Oggi, su Politika, si cerca di fare il punto della situazione, intervistando il prof. Krzysztof Tymicki, sociologo e demografo, che lavora presso l’Istituto di statistica e demografia della Warsaw School of Economics.

Secondo il suo parere, l’apporto del sistema di incentivi economici 500+ ha avuto parziale successo perchè il numero dei nati lo scorso anno, secondo Tymicki, sarebbe stato lo stesso anche senza il programma di sostegno del governo perchè ritiene che ‘un aumento dei parti è un effetto strutturale‘.

Un governo che sbaglia?

Una ipotesi che contrasta quella del Primo Ministro, Mateusz Morawiecki, che ha indicato come i 403.000 nuovi nati nel 2017 sono stati molti di più di quanto aveva previsto il Gus (l’ufficio di statistica nazionale polacco), che aveva stimato circa 345.000 nuove nascite.

L’ipotesi contraria di Tymicki si basa sulla domanda (retorica): “quanto può incidere un contributo di 500 o 1000 zl nella decisione di nascita di un nuovo figlio?

Spesa sociale per la Famiglia. Fonte OECD

Secondo lui, l’incremento di nascite in Polonia è dovuto alle donne del baby boom degli anno ’80, ovvero alle donne che oggi alla soglia dei 35 anni hanno deciso di mettere al mondo dei bimbi.

Secondo tale ipotesi, quindi, quando sarà il turno delle ‘mamme’ nate dopo il 1989, il tasso di nascita tornerà a bassi livelli, semplicemente, lui sostiene, perchè il quel gruppo ci sono meno possibili puerpere in quanto in quel periodo ci sono stati meno nati.

Piuttosto pessimista quando poi immagina le future madri nate nel 2003/2004, buco demografico. Quando questa ragazze avranno 25 anni, Tymicki prevede un calo demografico assoluto, in un contesto sociale che vede passare l’età media del parto da 22 a 28 anni.

Ed i numeri delle puerpere è in continuo calo. Se le donne nate nel 1945-55 avevano un tasso di ‘senza figli’ di circa il 7%, quelle del 1965 lo avevano già al 15.5. E per quelle nate nel 1975, si parla già del 20%.

Contesto sociale da sostenere

Proprio per questo, pare contradditorio come il prof. Tymicki sostenga la sostanziale inutilità del programma 500+: più il tasso di natalità decresce, più devono essere sostenute le donne – e le famiglie – che vogliono avere dei figli.

Quindi, per quanto possa non essere rilevante l’importo concesso, è certamente ‘meglio che niente’, come si potrebbe dire in questi casi.

Lo dice lo stesso prof quando richiama il valore dei supporti pubblici in Paesi storicamente molto avanzati sul tema, esempio l’area della Scandinavia dove politiche di assistenza pre e post parto hanno sempre fatto considerare la maternità – e la paternità – non un timore ma una voglia ed un piacere.

Contraddizioni politically corret?

Ma le contraddizioni dell’analisi di Tymicki risaltano anche in un altro passaggio, ovvero nell’analisi del perchè le donne polacche emigrate nel Regno Unito sono più prolifiche di quelle rimaste in Polonia.

L’Inghilterra è il Paese straniero che ospita più polacchi, emigrati oltre Manica quando le condizioni economiche. Nel 2016 erano presenti nel Regno oltre 900.000 polacchi. E di questi, oltre 100.000 erano nati proprio in Terra di Albione.

E’ lo stesso professore che indica tale situazione e che da la risposta: le donne polacche in Inghilterra non lavorano, nel senso che hanno un livello di benessere famigliare che le permette di stare in casa. E quindi, recto, di fare figli e di accudirli.

Eppure, pur sottolineando questo elemento di valore aggiunto per le dinamiche famigliari, si affretta a dire che “Non è così, come spesso si ripete in Polonia, che se le donne non lavorassero, avrebbero più figli. Pensare in questo modo è assurdo“.

Eppure, è evidente che la possibilità di godere della maternità è strettamente legata al tempo disponibile che vi si può dedicare.

Se è vero che l’ideale sarebbero forme di ‘flessibilità’ tali da poter conciliare lavoro-e-famiglia, è anche vero che le dinamiche moderne sono spesso orientate sì alla flessibilità, ma una flessibilità poco prevedibile ed organizzabile. Cosa che potrebbe confliggere fortemente con le esigenze famigliari e di maternità.

Di fatto, se molte donne si potessero liberare dall’obbligo di lavoro per sostenere il tenore di vita famigliare, probabilmente avrebbero meno timore a dare alla vita non uno, ma più figli.

La risposta quindi alla validità dei programmi di assistenza famigliare, quindi è confermata.

Ed anzi, a questo aspetto del welfare dovrebbero essere indirizzati i progetti politici. Spendere per il Futuro e le Generazioni di un Paese è il vero e proprio investimento statale e di una Comunità.

Print Friendly, PDF & Email

Leave a Reply

Your email address will not be published.

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.