L’Olanda si lamenta degli immigrati. Controllare le frontiere è l’unica soluzione

L'immigrazione si rivela un problema per tutti. Dall'0landa l'accusa: lasciate entrare troppi clandestini

La immigrazione selvaggia e senza controllo, che ha messo nel mirino dei burocrati di Bruxelles la Polonia, continua ad essere un problema serio nel Vecchio Continente e, a detta di molti, uno dei motivi di una possibile disintegrazione della Unione Europea.

La Polonia non è sola in questa sua battaglia contro l’immigrazione selvaggia con fortissimi connotati religiosi di stampo musulmano. L’Ungheria di Orban è certamente nella stessa linea, La repubblica Ceca altrettanto e così i Paesi del Gruppo di Visegrad 4.

Ma sembra che l’attenzione verso questo problema stia nascendo anche in altro Paesi che fin’adesso avevano fatto un vessillo di affermazione nell’accettazione senza se e senza ma di immigrati.

Parliamo esempio dell’Olanda e del ministro responsabile proprio dell’immigrazione, Mark Harbers, che ha scritto una lettera  a Dimistri Avramopoulos, il commissario europeo responsabile per la migrazione (che personalmente appoggia), oltre che per gli affari interni e la cittadinanza.

La lettera del ministro olandese richiama l’attenzione sulla situazione colabrodo dei confini esterni della Unione Europea. Dice infatti Harbres che:

I Paesi Bassi non hanno introdotto controlli [al confine interno], anche se oltre il 95% dei migranti irregolari e richiedenti asilo arrivano da altri Stati Schengen. Di questi solo un terzo è stato registrato in precedenza.

Il che significa che circa due terzi riescono ancora ad entrare e viaggiare altri Stati membri non rilevati e non registrati, nonostante tutte le misure adottate per migliorare la registrazione.

La stragrande maggioranza di queste persone non può essere rimpatriata, nemmeno quelli che si sono registrati in precedenza.

Di conseguenza, i Paesi Bassi finiscono per garantire protezione a un gran numero di richiedenti asilo che si rifiuta consapevolmente di chiedere la protezione nello Stato membro al primo arrivo, dando ai richiedenti asilo la scelta di fatto di quale Stato membro vogliono stabilirsi, è di per sé un fattore di attrazione “.

Immigrati entrano senza nessun controllo

Quello che il politico olandese ha voluto mettere in risalto è che gli immigrati clandestini traggono vantaggio dalle deboli frontiere esterne dell’UE e dalla disfunzionalità del sistema di Dublino e dalla richiesta di scegliere il paese dell’UE che preferiscono invece di registrarsi nel primo paese sicuro in cui arrivano.

Una tale situazione è folle perchè in questo modo da un lato esiste un incentivo enorme a spingere masse di diseredati e ignoranti a cercare fortuna nel welfare d’Europa. Dall’altra parte rende evidente che le politiche di controllo dei confini, come quelle poste in essere dal ministro Orban in Ungheria, sono le uniche adatte a rendere controllabile questo flusso.

Una certa ‘vigliaccheria’ ha però poi condito l’analisi dell’olandese che, vista la condizione di approdo nella sua terra, invece di coalizzarsi contro chi, esempio i Paesi di Visegrad4 cerca di rendere l’Europa solidale ma con forti controlli alle frontiere esterne, propone sanzioni e penalizzazioni ai Paesi che non dimostrano ‘solidarietà’ all’interno della Unione Europea. E, quasi certamente, il ministro Harbres ha inteso puntare il dito contro l’Ungheria e la Polonia, rei di gestire in maniera ‘nazionale’ l’invasione migratoria.

Attenzione alle minacce

Ovviamente l’Ungheria non ha fatto attendere la risposta. Che è arrivata per mano del ministro dell’Interno ungherese, Sándor Pintér, il quale ha respinto le tesi di Harbres e, soprattutto, la ventilata e continua minaccia di tagli sui fondi comunitari.

Come tante volte ribadito – ha detto Pintér – la concessione di sussidi UE agli Stati membri è stabilita nei trattati e sarebbe un grave errore coinvolgere e utilizzare le sovvenzioni come strumento per raggiungere un accordo un particolare dibattito su qualsiasi settore politico“.

Ed in particolare rispetto al 95% di immigrati che gli olandesi si trovano nel loro territorio, il Ministro ungherese ha ben messo in evidenza che sono immigrati che non vengono dall’Ungheria. E Questo proprio per la recinzione eretta nella porzione di confine sud-orientale dell’Europa.

In effetti, è da mesi che la politica di Bruxelles sta cercando di mettere sotto pressione i Paesi del blocco Est che non accettano l’invio di immigrati. Un invio che sarebbe, in teoria, per ‘quote’ ma con quote assolutamente inarrestabili. Non si tratta di accettare degli immigrati (più o meno clandestini) ma di aprire l’arrivo di milioni che certamente non si fermeranno, dall’approdare al benessere europeo.

E pericoloso è anche il gioco del ricatto che Junker e compagni nelle sale del governo europeo fanno: i fondi di coesione territoriale non sono un aiuto umanitario o di beneficenza ma un fattore fondamentale di omogeneizzazione dei Paesi della Unione Europea.

La soluzione per l’immigrazione non è minacciare di togliere dei fondi, scritti nei trattati e con minacce provenienti peraltro da ‘funzionari’ non eletti ma nominati, sebbene dagli Stati. Ma di bloccare l’arrivo di immigrati che a milioni tentano di entrare in Europa, sconvolgendo il sistema che non potrà mai aiutarli. Nè qui da noi ed, in questo modo, neanche la da loro

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