I campi di concentramento: made in?

Auschwitz. In territorio polacco, ha in evidenza la scritta ‘Arbeit Mach Frei’ chiaramente tedesca.

Il Parlamento polacco ha definitivamente approvato una norma che promette multe e persino la galera per chi collega l’Olocausto, ovvero la uccisione di ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, con la Polonia ed il popolo polacco.

La norma ha passato la verifica della Camera e del Senato e non pare abbia incontrato nessuna remora alla firma da parte del presidente Andrej Duda che deve procedere alla controfirma entro 21 giorni.

Prima di firmare la legge, il presidente può chiedere al Tribunale costituzionale la conformità dell’atto con la Costituzione. Il Presidente può anche porre il veto all’atto, cioè passarlo al Sejm per la riconsiderazione. Se il Sejm ripropone di nuovo la legge a maggioranza dei 3/5, in presenza di almeno la metà del numero di deputati previsto dalla legge, il presidente firma la legge entro sette giorni.

Anche il Presidente del Consiglio dei Ministri, Mateusz Morawiecki, ha sostenuto che la legge impedisce solo l’uso del temine ‘campo di concentramento polacco’ per cui ‘La Polonia, come un Paese, come Nazione, non è stata co-responsabile per l’Olocausto‘.

La norma era stata sollecitata dall’Istituto della Memoria Nazionale (IPN) contemplando che “chiunque pubblicamente e in contrasto con i fatti attribuiti alla nazione polacca e la responsabilità dello Stato polacco o la responsabilità per i crimini commessi dal Terzo Reich o altri crimini contro l’umanità, la pace e la crimini di guerra – saranno soggetti a una multa o alla reclusione fino a tre anni”.

Israele contro

Pur sembrando una norma davvero marginale, ha invece sollevato un vespaio di polemiche e prese di posizione di Israele. Secondo lo Stato ebraico, questa norma non cancella il fatto che i campi di concentramento erano in Polonia ed è un ‘tentativo di riscrivere la storia’. Addirittura si è mosso il governo di Gerusalemme invitando ‘per colloqui’ l’ambasciatore polacco in Israele.

Una bordata anche dagli Stati Uniti per cui questa limitazione all’uso del collegamento tra campi di sterminio e nazione polacca, potrebbe essere una limitazione alla libertà di espressione.

Su questo punto ha risposto il presidente Morawiecki che, citato da Pap.pl, ha chiaramente indicato come la libertà di studio e di espressione non è messa in discussione. ‘Questa legge certamente non chiuderà le bocche dei ricercatori, certamente non limiterà la libertà di parola. Certamente no” – ha assicurato. “Se qualcuno vuole effettuare studi o di dire che gli individui sono stati coinvolti in alcuni reati, fuorilegge polacchi che hanno preso parte e questo delitto, ha il diritto di farlo” – ha detto MorawieckiTuttavia – ha concluso – tutta la verità storica deve essere scoperta e presentata.

Pressioni per non firmare

Ovviamente, la pressione del ‘circo mediatico’ internazionale spinge affinchè il Presidende Duda non firmi questa legge, rimandandola al Parlamento per una successiva rilettura. Tempo entro cui potrebbero essere fatte pressioni per modificarne il testo.

Un ‘marcia indietro’ che non sarebbe certamente capito nè dal Parlamento nè da parte della popolazione, con una evidente ingerenza, pesante, di altre Nazioni sulla gestione della politica nazionale.

Tutta la questione sembra, a chi non ha un interesse diretto siano essi politici, intellettuali, fazioni in lotta, abbastanza strana: che problema c’è se i polacchi vogliono sia evidenziato che i campi di sterminio erano si in terra di Polonia, ma fatti e gestiti dai tedeschi?

Gli israeliani, che contano ancora le loro migliaia di morti, non vogliono questo cambio. Forse non solo per il cambio della ‘Storia’ ma per il rischio, da loro certamente immaginato, che il cambio di una parte della Storia della Seconda Guerra Mondiale possa portare ad altre modifiche e, magari, ad uno svilimento del ricordo della repressione degli ebrei durante quegli anni con il rischio che l’antisemistismo, di cui lanciano segnali di accadimenti, possa tornare senza i baluardi della Storia.

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