Cercasi lavoratori per la Polonia. Ma leggi ancora troppo rigide

Un esempio di ‘flessibilità del lavoro’

Gira piuttosto bene la ruota dell’economia polacca ed i numeri stanno li a confermarlo.  Il tasso di disoccupazione si restringe ulteriormente e raggiunge il 4,9%. Ciò significa che la tendenza al rialzo continuerà in termini di occupazione. Sfortunatamente per i datori di lavoro, i dipendenti sul mercato semplicemente non ci sono.

E pare essere un trend che vale per le economie in rapido sviluppo dell’Europa dell’Est. Mentre qualche anno fa il problema era la crisi sul mercato del lavoro vista dai lavoratori che non trovano posto, ora forse si può parlare della crisi dei datori di lavoro.

Il 2018 sarà l”anno del lavoro dipendente”.

Gli specialisti del settore delle risorse umane sottolineano che le persone legate alla lavorazione industriale, alla costruzione, al commercio e ai trasporti saranno ancora le più ricercate.

Una sorta di prova si può fare utilizzando i siti di ricerca del personale, tra cui uno dei più famosi è GoWork.pl. In questo caso, cercando un lavoro a Varsavia si trovano circa 4,6 mila offerte e non solo per quanto riguarda le industrie di cui sopra.

La richiesta va anche per posizioni meno specialiste perchè oltre al consulente IT, al programmatore, le posizioni aperte riguardano pure cassieri, commessi, magazzinieri.

La gamma di offerte è davvero enorme e, a differenza degli anni precedenti, i datori di lavoro di solito cercano impiegati a tempo pieno, non per tirocini o sostituzioni.

Gara del salario ma scarsa flessibilità

Proprio per la relativa scarsità dell’offerta di lavoro dipendente, spesso i datori di lavoro sempre più spesso entrano in concorrenza tra di loro offrendo salari più alti. Oltre che promettere benefit che vanno dall’assicurazione sanitaria privata a una carta per palestra o fitness, bonus per “ottenere” il giusto risultato sul lavoro.

Pur in questo relativo nuovo benessere, il problema è la relativa scarsa flessibilità del lavoro. Un problema che per esempio attnaglia Paesi anche come l’Italia e, forse ancora più, la iper sindacalizzata Francia.

Secondo il rapporto “Employment Flexibility Index 2018” stilato dal Lithuanian Free Market Institute mostra che la Polonia si classifica al 30° posto nei 41 paesi dell’UE e dell’OCSE in termini di indice di flessibilità nei contratti di lavoro. Solo due paesi nella regione: la Croazia e la Slovenia sono peggiori della Polonia. Il Regno Unito e l’Irlanda sono in prima linea in questa classifica.

La distribuzione della flessibilità delle norme sul lavoro. Evidenziare Italia e Polonia
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