WARSAW – Secondo uno studio commissionato dal deputato Arkadius Mularczyck, del PiS (il partito di governo), la Polonia potrebbe effettivamente richiedere, alla Germania, il risarcimento dei danni subiti durante la II Guerra Mondiale. Lo cita l’inglese Express in un suo articolo di oggi.

Lo studio, indica l’Express, sostiene che ci sono solide e concrete basi giuridiche affinchè la Germania sia effettivamente chiamata a pagare i danni inflitti alla Polonia nel secondo conflitto mondiale.

Lo stesso deputato Mularcyzk, che pare avere commissionato questo studio, dice chiaramente che la mancata richiesta del risarcimento del danno, non fatto nei decenni passati, si deve al regime comunista, allora vigente in Polonia che fu ‘costretto a questa rinuncia da parte dall’Unione Sovietica, in un momento in cui Polonia, allora, non era Stato sovrano. La Polonia ha una base giuridica per richiedere riparazioni‘.

Mularczyk si riferisce ad una dichiarazione ufficiale del 1953 quando l’allora governo polacco/fantoccio di sinistra, dichiarò la propria rinuncia proprio alla richiesta di risarcimento. Una rinuncia ovviamente pilotata dalla ex Urss.

E che comunque, mal che vada, dicono i revisionisti economici di oggi, riguardava la sola ex Germania comunista, la DDR e non la Germania Ovest, dicono adesso.

Guerra fredda in salsa teutonica

Boutade o no, fatto sta che l’argomento comincia a scaldare gli animi, dopo che il PiS, il partito del Primo Ministro, ha chiaramente fatto intendere nelle ultime settimane che l’argomento non è solo pura propaganda. E la Germania non pare avere preso la cosa per bene.

Il Ministro degli Esteri, Waszczykowski, ha cercato di raffreddare gli animi surriscaldati dei tedeschi ed ha detto che, eventualmente, sarebbe necessaria un’ulteriore analisi prima del deposito effettivo delle richieste di risarcimento. Tuttavia, ha evidenziato che la Germania deve prendere seria ed evidente coscienza della enormità della distruzione che ha causato, ovvero quasi 6mln di polacchi, 3mln di ebrei polacchi, più distruzioni materiali come la repressione dell’Insurrezione di Varsavia che costò quasi 200.000 civili uccisi.

Per la Germania, da parte sua, preso atto dell’enormità di quanto fatto, la questione dei risarcimenti è stata definita 60 anni fa.

Steffen Seibert, portavoce del governo tedesco ha inoltre dichiarato che la Germania ritiene valida e giuridicamente vincolante la rinuncia della Polonia ad ulteriori riparazioni nel 1953, 1970 e 2004.

Germania uber alles

Il problema, oltre ed aldilà delle effettiva richiesta di risarcimento, è che la Polonia ha dato uno scossone a frau Merkel, facendole capire che non è la padrona d’Europa. La Germania ed il suo Cancelliere, da diversi anni ormai, muovono le pedine sullo scacchiere europeo secondo i propri desiderata ed i propri interessi. Spesso dimenticando le esigenze altrui europee.

Ultimo l’atteggiamento merkeliano quello che ha favorito l’immigrazione di oltre 1.000.000 di immigrati in Germania, aprendo oggi, pare, all’ingresso di altri 300.000 come ‘ricongiungimenti familiari‘.

Un mare che rischia di sommergere anche gli altri Paesi che, secondo Schenghen, devono lasciare libera circolazione entro i propri confini.

Un progetto di ricollocamento deciso dall’alto ed al quale la Polonia non ha nessuna intenzione di piegarsi, avendo chiaramente detto che non vuole questo gioco al riempimento senza limiti di immigrati che Germania ed Europa stanno spingendo.

E su questa reazione, ‘mamma Merkel‘ voleva tirare le orecchie al governo polacco, addirittura appoggiata da una sentenza della Corte di Giustizia sul tema ‘ricollocamento immigrati’ che è stata definita ‘politica’.

Qui non si PiS

Fin quando al governo polacco c’era Donald Tusk, tutto andava bene per le burocrazie europee e quella tedesca, che non avevano obiettori da nessuna parte in terra Europea.

Poi Tusk è stato rimandato a casa dagli elettori (si è trovato un lavoro tra gli amici al Consiglio Europeo) ed al governo in Polonia c’è oggi un modo di intendere la politica molto più orientata alla Nazione, a non svendere gli interessi nazionali in nome di una ‘ipotetica solidarietà’.

Una politica pragmatica e coraggiosa non solo di Polonia, ma anche di Ungheria, Repubblica Ceka e Repubblica Slovacca, a cui non sono indifferenti neanche Romania e Bulgaria.

La Chiesa mette il freno

In questa fuoco acceso tra Polonia e Germania, mette piede anche la Chiesa, oggi vista come potente appoggio al governo conservatore del PiS. Cinque importanti vescovi hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui evidenziano come il rischio di una escalation, adesso di parole, possa portare a distruggere il clima costruttivo che esiste tra le due Nazioni.

Print Friendly, PDF & Email

Leave a Reply

Your email address will not be published.

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.